Il racconto di giugno

IL FUNERALE FELICE

II°PUNTATA

…detto lui, per capire cosa avesse di male. Dopo un paio d’ore è tornato a casa e ha preso la mamma in disparte. Gli ha parlato per qualche minuto e mia mamma, mentre lui parlava, si è messa una mano alla bocca e ha cominciato a piangere sulla spalla di papà. E’ stata questione di qualche minuto l’essere venuto da me a dirmi che Birillo non sarebbe tornato a casa. Io lo guardai negli occhi, senza dire nulla. Mio padre continuò dicendo che il medico dei cani lo stava aiutando a non soffrire più, che lo avrebbe liberato dal male. Io chiesi a mio padre come mai non lo liberava dal male e poi lo faceva vivere come prima. Lui mi disse che non era possibile. Mio padre mi disse di piangere pure,
che non era una cosa da deboli e che, se proprio non volevo, non lo avrebbe saputo nessuno. Ma io non piansi. Andai alla cuccia di Birillo e la guardai. Quel posto si svuotava per sempre, mi dissi. Non ci sarebbe più stato nessuno a farmi le feste. I miei genitori erano una cosa a parte. Ma Birillo, da quel giorno in poi, sarebbe sparito per sempre.
Oggi tutta la gente in casa, anche se non sembrerebbe visto che i piatti vanno e vengono dalla cucina e i bicchieri sono sempre più pieni, ricorda il mio cane. Ricorda un membro della famiglia che tanto ha dato fuori e dentro noi che lo abbiamo curato e accudito. Non si può dire di essere stato un ingrato, visto che la cosa più forte è che ha sempre dato affetto a tutti. Non vengono alla memoria delle volte in cui lui abbia fatto arrabbiare i miei genitori o qualcuno di tutti gli altri che oggi lo ricordano. Io magari non me li ricordo. Ma nei discorsi di tutta quella gente non ho sentito dire male di lui. Tutti raccontavano le cose buffe che faceva, come ruzzolare o diventare matto davanti ad una pallina. Le persone facevano a gara a raccontare i propri aneddoti. Segno evidente che il cane di casa era amato da tutti, che si era sempre comportato bene, senza mai cattiverie che infatti dai racconti non venivano fuori.
Tutti pensavano che io fossi triste per la mancanza del mio cane. E lo ero, ma non più di tanto. Birillo con me si era sempre comportato bene. E tutte quelle persone che mi dicevano quanto sarei stato sofferente per quella mancanza
erano più che altro una fonte di curiosità. Mi sentivo come un foglio di carta bianco dove viene, per esperienza, scritta tutta l’informazione alle voce “funerale”, visto che così la sentivo chiamare.
Qualche anno dopo, andando alle superiori, mi capitò di essere invitato al funerale del preside della mia scuola. Più che altro non fui invitato, visto che era una cerimonia pubblica, ma i miei genitori mi dissero che sarebbe stato
meglio andarci per una forma di rispetto. Io credevo che sarebbe stata una festa come quella per il mio cane, che la gente avrebbe mangiato e bevuto, riso e scherzato. Avevo già al mio attivo una esperienza da cui attingere. Solo che,
stavolta, dovetti ricredermi.
Avevo un ricordo del mio preside da raccontare, nel caso in cui ci fosse da dire qualcosa di divertente. Durante un anno scolastico successe di una incursione…

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