Il racconto di agosto

Il Gruppo

I Puntata

 

La felicità io l’ho raggiunta dopo che li ho fatti incontrare. Eravamo un gruppo
di amici che si aiutava a vicenda dagli anni dell’università. Io vivevo dentro un
appartamento dove navigavo letteralmente. Una marea di spazio che era servita
a crescere la mia famiglia di origine. Mamma e papà non fecero sconti a loro
stessi. Volevano una famiglia numerosa. E ci riuscirono. Solo che quel traghetto
maledetto me li ha portati via tutti.
A diciannove anni mi sono ritrovato erede di tutto quanto. Io solo. Mia mamma,
la mia sorellina e i miei quattro fratelli più piccoli e papà adesso sono in fondo
al mare, a riposare. Io non ero con loro perché ero a letto con quaranta di febbre
il giorno della partenza e mia zia, la sorella di mio padre, rimasta vedova aveva
acconsentito a venire da suo fratello a controllarmi. Io ero già un ragazzo
maturo. Ma la febbre, unita ad un virus intestinale abbastanza pesante da
sopportare, mi aveva troncato in due. Mia zia mi era necessaria, anche se tra me
e lei non è mai corso buon sangue.
La mia famiglia si era trovata sulla nave sbagliata al momento sbagliato. In
pieno Mediterraneo si era creata una tempesta e di ritorno dalla Grecia la nave
affondò. Ci furono dei sopravvissuti, ma era gente che si svegliò in tempo. Che
non rimase dentro la cabina, o che non ci rimase suo malgrado. Comunque
fosse, i miei finirono giù. E io divenni ricco, ma povero allo stesso tempo. Mio
padre era un dirigente ad alti livelli e mia mamma una casalinga prestata alla
letteratura. Tutti e due non ci hanno mai fatto mancare niente, tanto di materiale
quanto di affettivo. E per la vecchiaia o per sistemare ognuno dei miei fratelli
compreso me mettevano da parte i loro guadagni eccedenti. Io adesso ero
l’erede. Di tutto. E non sapevo da che parte cominciare. Ero solo, a parte mia
zia.
Mia madre aveva ancora i genitori viventi. Ma relegati in un ospizio a cui non
ho dovuto mai versare un soldo visto che automaticamente l’amministrazione
della struttura prelevava dal conto di mio nonno i soldi per pagare. I quali
provenivano dalla pensione di entrambi più un vitalizio parlamentare maturato
dopo essere stato un deputato per due legislature in un partito di destra. Non
erano due persone non autosufficienti, ma la solitudine di un appartamento non
gli piaceva. Volevano gente con cui avere a che fare, e un ospizio per anziani
era un posto adatto.
Mio padre era rimasto solo al mondo a parte sua sorella. Ma io e lei non
abbiamo avuto mai molto da spartire, essendo molto simili. Lei testarda, io
testardo. Lei attenta ai particolari, io attento ai particolari. Lei voleva avere
ragione meritandosela, io pure. Tutte le volte che ci siamo incontrati è stato uno
scontro. Dopo una volta che ci prendemmo a male parole a causa di una
discussione accesa decidemmo di darci le spalle. E da quel momento è stato
l’isolamento.

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