Il racconto di agosto

Il Gruppo

III puntata

 

andarla a trovare a casa sua che era sempre in giro. Le raccontava dei suoi viaggi. Delle sue escursioni in giro per l’Italia.
Quello che non raccontava mai a nessuno, ma che mi venne a dire l’amministratore del condominio, è che non pagava l’affitto da un anno. Me lo disse per sapere se fosse ancora viva e quando avrei provveduto a saldare l’ammanco. Io dissi che di lei non avevo più notizia da tanti anni. Dissi che non avevo la minima idea di dove fosse. Anche la vicina venne in mio soccorso avvalorando la mia versione dei fatti.

Tornato a casa da quella visita, trovai nella cassetta delle lettere la conferma della morte di mia zia. Era la lettera del notaio da cui si serviva mio padre. Mi certificava che un comando dei Carabinieri di un paesino nelle Marche aveva trovato mia zia a letto con uno gigolo. Solo che lui era rimasto vivo, durante il coito. Mia zia era stata presa da un infarto fulminante.

Non potei fare altro che spendere i pochi soldi rimastimi per pagare il funerale e tutte le altre spese. Per quello che non riuscii a pagare misi in vendita l’appartamento e promisi che avrei pagato. Tra tutti i debitori di mia zia, che non erano altro che il droghiere e il banco dei pegni, fu l’amministratore del condominio dove abitava che faceva l’incazzoso. Molto probabilmente mia zia gli aveva fatto qualcosa e il sentire una rassomiglianza caratteriale con me lo rese incazzoso alla pari.

Fu triste dire al mio gruppo di autoaiuto, se cosi lo si può chiamare, che non ci saremmo più potuti incontrare a casa mia. Non mi posso lamentare di nessuno di loro, visto che quando venivano non stavano con le mani in mano e mi davano, chi più chi meno, una mano in casa con lavoretti e altro. La casa infatti, alla visita dell’agente immobiliare che doveva venderla, risultò molto ben tenuta. Le imbiancature periodiche e tutti gli atri particolari in buono stato di funzionamento non facevano pensare ad un ragazzo solo. La Lella e la Francesca, anche se due maschiacci nell’anima, mi spingevano a comprare cose che altrimenti non avrei mai preso e che davano alla casa un aspetto accogliente. Dario, a cui piacevano tanto i fili elettrici, mi teneva l’impianto elettrico e telefonico un gioiello. Mi comprava tutti i componenti e me li montava senza che volesse qualcosa. Non si direbbe per un laureato in lettere moderne…

Venduta la casa, ad un prezzo molto vantaggioso per me, mi presi un appartamento dove abitava Alessio, soprannominato il direttore del traffico perché non faceva in modo che nella nostre discussioni una voce coprisse le altre. Dapprima abitai in affitto in una delle sue camere. Ma quando si liberò un bilocale, praticamente regalato in un quartiere con tutti i negozi ed un centro commerciale a venti minuti di bicicletta, nel palazzo presi al volo l’occasione.

Continuavo lo stesso con i Co.co.pro. Non se ne vedeva la fine. Mi ritrovavo nei miei sogni, chiamabili tranquillamente incubi, a dormire sotto i ponti e a…

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