Il racconto di agosto

Il gruppo

V puntata

 

Dove lavoravo io avevo una collega che non riusciva mai ad andare avanti dopo il primo appuntamento, dove l’uomo inzuppava il biscotto e poi non si faceva più vedere. Mi dissi che poteva essere una candidata. Anche perché venivo stressato da lei per un appuntamento, quando io non volevo semplicemente perché lei non mi piaceva.

Poteva essere una candidata accettabile. E la presentai a Stefano.

Tra i due scoccò la scintilla. E io fui il salvatore, visto che Stefano la smise di lamentarsi nelle nostre riunioni.

Quello che non avevo calcolato è che dopo un periodo in cui tra i piccioncini c’era l’assoluto idillio, che fece sparire Stefano dalle riunioni, i due avrebbero preso a frequentare le riunioni insieme quando nessuno degli altri membri aveva mai portato qualcuno.

La conseguenza di questo arricchimento numerico fu accolta dagli altri membri come il permesso a portare i rispettivi consorti o accompagnatori. E la conseguenza successiva fu la baraonda più totale.

Una sera una delle ragazze sbatté la porta con la sua compagna perché la sua consorte fu molestata dal compagno bisex di uno degli uomini del gruppo.

Le uscite di scena si susseguirono parallelamente ai tentativi di riappacificazione. Il flusso fu maggiore per le uscite di scena che portò, la sera in cui ero io a ricevere il gruppo nel mio appartamento, a ricevere solo degli sms in cui si diceva che non sarebbe venuto nessuno.

Ho provato a contattare singolarmente i membri. Ma erano tutti irreperibili.

A volte si passa per quello che non si è.

Dopo un mese di solitudine post lavoro trovai in una prostituta un poco di sollievo.

Entrammo in confidenza dopo diverse “sedute”, e lei mi disse che dovevo concentrarmi su di me stesso.

La prima cosa che feci fu smettere con la prostituta. E poi mi dissi che dovevo volermi bene. Che tutto l’affetto che prima trovavo nel gruppo avrei dovuto trovarlo in qualcos’altro.

Un giorno, al lavoro, presi il pomeriggio libero, sicuro che non ci sarebbero state pratiche da evadere. Mi misi a camminare per le strade sotto un cielo nuvoloso. Non sapevo cosa fare della mia vita.

Fino a che non vidi da una vetrina due occhi dolci che mi guardavano. Un cucciolo di cane grattava sul vetro quasi volesse venirmi in braccio.

Non so cosa mi prese ma entrai nel negozio di animali. Uscì con quel batuffolo che mi riconobbe anche quando entrai.

Lo chiamai Gruppo. E da quel giorno lui fu il mio confidente. A lui chiedevo dei dubbi della mia vita. Lui fu il guardiano dei miei figli dopo la morte per parto di mia moglie.

Gruppo viene sulla mia tomba, assieme ai miei figli. Il mio gruppo mi vuole bene

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