Il dialogo del lunedì

“Mi dispiace che questa è l’ultima sera che i vediamo. È stata una bella estate, non trovi? Io non mi posso lamentare del tempo passato insieme a te. Ti ho chiesto di venire in giardino per parlare perché ho una proposta da farti. Possiamo tenerlo o tenerla? A me fare il padre potrebbe essere una cosa che mi piace. Io sono dispostissimo a tenerlo…”

“Il casino non sei tu, ma il mio ex marito. Mi chiederebbe indietro casa nostra visto che ho violato il contratto matrimoniale: niente figli entro un anno dalla separazione. Non lo so il motivo di questa scelta. La pillola non ha certamente funzionato.”

“In casa con mia mamma non ti posso far stare. Ma fare la nonna potrebbe piacergli…”

Il racconto di agosto

Il Gruppo

IV puntata

 

mendicare per vivere. Non volevo ridurmi in quello stato. Ma non si vedevano alternative.

Un giorno passai davanti ad una agenzia interinale, a trent’anni suonati, e lessi la mia salvezza. Stavano cercando uno con le credenziali che avevo io. Stessa esperienza. Stessa formazione. Entrai e mi candidai. Mi spiegarono come dovevo comportarmi. Mi dissero che c’era un altro candidato con le mie stesse caratteristiche e che la selezione sarebbe stata la settimana successiva alla sede di lavoro.

Mi presentai, sotto consiglio dei miei amici, con mezz’ora di anticipo. Mi dissero che dovevo intercettare l’altro concorrente e depistarlo in qualche modo. Io non avevo mai fatto una cosa del genere. Ma mi potevo fidare del mio gruppo e così feci.

Non avevo minimamente idea di come fosse fatto l’altro candidato. Sapevo che era un maschio. Ma di maschi in una strada di transito come quella, in pieno centro città, ne passavano una marea. Uno in particolare mi colpì. Era in giacca e cravatta, molto teso e sudante. Anche io ero in giacca e cravatta, ma preparato adeguatamente da Stefano a non farmi prendere dal panico. Io ero quello giusto e dovevo farlo trasparire da ogni poro della mia pelle.

Quel ragazzo se ne stava sulla strada a fumare. Io ero sotto la guardiola dell’usciere, il quale era tranquillizzato dal fatto che avevo un appuntamento.

Non so come mi venne, ma lo feci. Chiesi all’usciere se mi faceva da complice, dietro lauta mancia, per fare uno scherzo a quel ragazzo. Finsi di essere incazzato per qualcosa, e quel ragazzo mi si avvicinò. Gli dissi che l’appuntamento per il colloquio non era più li ma alla sede dell’agenzia interinale. L’usciere avvalorò la mia informazione e quel ragazzo si mise a correre a più non posso per raggiungere la sede dell’agenzia. Io entrai nel palazzo pochi minuti dopo e feci il colloquio. Quel ragazzo tornò quattro ore dopo, visibilmente in disordine. Disse all’usciere del colloquio e lui volle sapere se lo scherzo era riuscito.

Quel ragazzo mi sta ancora cercando.

Con il lavoro e l’appartamento di mia proprietà la vita andava avanti. A turno ci si ospitava tra noi del gruppo. Ognuno con i suoi problemi.

Un giorno Stefano, che passava da una donna ad un’altra con rapidità fulminea, disse a tutti che voleva una donna fissa. Tutti ci guardammo e ci chiedemmo: ma delle sue donne nessuna vuole fare famiglia? Se ne parlò tra capannelli privati, prima della riunione generale.

Non si decise nulla di preciso. Si disse a Stefano che se voleva una donna doveva fare la lista della spesa di quello che voleva e quello che non voleva da questa fantomatica donna. Lui disse che lo avrebbe fatto e la seduta venne aggiornata.

La ricetta del mercoledì

Tutto intorno c’era classe e nobiltà. Si respirava l’aria di un tempo che fu, quando l’esilio era difficile da sopportare e la vita riservava sempre una festa a cui poter mangiare senza pagare. Tanto è il titolo che conta. Nulla più…

La marchesa stava davanti al buffet dell’antipasto che presagiva un lauto banchetto. La sorella della marchesa la seguiva dando prova del suo eloquio agli ospiti, che gradivano la sua compagnia.

Fu grande la delusione quando le due donne si videro portare davanti, quando sedute, un solo piatto di pasta ben decorata. Si dissero che avrebbero visto altre portate. Ma il caffè servito dalle caraffe fumanti non lasciò dubbio di sorta.

A casa di quella avara della moglie del cavaliere non ci sarebbero più andate a cena…

Il monologo del martedì

 

Dimmi che mi ami. Non vogliono sentire altro tutti i miei demoni. Quelli che mi guidano nella mia vita da quando io sono un bambino. Hanno voluto che io diventassi un dottore rinomato. Hanno voluto che non facessi problemi ai miei genitori. Hanno detto di no a tante donne della mia vita. Dimmi che mi ami e facciamola finita, visto che ti ho corteggiata regolarmente.

I demoni mi stanno lasciando. La mia vita tanto adesso è loro.