Quello che colpisce…

… è che c’è un mondo che si è sospeso per aria, laddove c’è il frutto del terremoto di qualche giorno fa. “Laddove” a parte, il giornale online “Huffington Post” fa il suo bravo lavoro di mezzo d’informazione mostrando una foto di un cagnolino che sta aspettando i suoi padroni morti nelle macerie. Questa situazione è di una tenerezza impressionante, che solo immaginare la fedeltà di un cane, e chi ce l’ha può capirlo, porta a rappresentarsi quell’animale tra un cumulo di macerie in attesa dei suoi umani di riferimento. E noi che li sappiamo morti, vedremo quel cagnolino aspettare con pazienza quasi mortale qualcuno che non ritornerà.
Di un terremoto solitamente si pensa agli umani come prima urgenza. Agli animali che erano al loro seguito – il passato significa la morte dei padroni – chissà come mai c’è poco rumore di sottofondo. Se non il silenzio.
Arrivo secondo rispetto alle associazioni animaliste, ma nei luoghi del terremoto ci sono tanti amici dell’uomo a quattro zampe desiderosi di un un nuovo umano a cui dare tutto il loro affetto.
Aiutateli se potete…

Bau bau! Miao!

Le coppiette…

… le vedi per la strada che si tengono la mano e non puoi non pensare che la mano intrecciata a quella dell’altra tua metà è un privilegio.
Prima di tutto perché di certo non lo faresti con chiunque. E quindi c’è una esclusività.
Poi la parola privilegio implica una elevazione ad un rango differente per la propria considerazione. Di conseguenza si da una posizione personale particolareggiata alla persona che hai accanto.

Se non è un privilegio allora che cos’è?
Mi ripeto: non lo si fa con chiunque. O no?

Se lo si facesse con chiunque non ci sarebbe affetto. O sarebbe talmente momentaneo da considerarsi fuori di una concretezza effettiva.
Insomma: se lo fai devi voler bene. Davvero. Altrimenti perché lo si fa: solo per scena?