Si può forse negare che…

… l’estate è la stagione del caldo? Si può forse negare che durante l’estate si possano trovare degli incendi senza stare troppo a perdersi in dolosi e colposi? La risposta è no. Ma questo no nasce non solo dall’impossibilità di negare l’evidenza. Il no è la risposta che stasera porta a scrivere non al fuoco o al caldo, ma all’estate, che è la stagione preferita di chi lavora nel turismo visto che d’estate la gente lavoratrice si guadagna il suo pane.

Cara estate,
chi ti parla è una persona che oltre a scrivere queste righe trova nella tua ricchezza di libertà e di riposo per la gente il suo sostentamento. Io ti ringrazio dal profondo del mio cuore. Davvero. Ma ti devo fare una leggera critica. Da qualche parte nel mondo la gente soffre per il tuo eccessivo calore. E chi governa qui sulla terra alle volte non sa dove sbattere la testa per tutelare la propria gente dalla tua potenza. Facciamo una cosa, se possibile: tu ci metti tutto il tuo impegno a rispettare l’impegno di fare la stagione del caldo e della crescita delle piante e della rigenerazione del pianeta, ma cerca di trovare una mezza misura con gli eventi atmosferici a cui tu fai capo. Della serie: va bene far piovere, ma non scatenare dei nubifragi che fanno più male che bene rispetto alla forza benefica della pioggia sull’aria e sulle piante. E soprattutto: se ci deve essere il sole per far andare la gente sulle spiagge e per farla vivere la propria vacanza, datti una regolata e non far affogare le persone dal caldo.
Lo so che i governanti della terra fanno la loro parte per amplificare il tuo potere quando magari tu faresti solo un leggerissimo riscaldamento del pianeta. Dacci lo stesso una mano a non fare troppi danni.
Con calore
Matteo

Quello che colpisce…

… è che c’è un mondo che si è sospeso per aria, laddove c’è il frutto del terremoto di qualche giorno fa. “Laddove” a parte, il giornale online “Huffington Post” fa il suo bravo lavoro di mezzo d’informazione mostrando una foto di un cagnolino che sta aspettando i suoi padroni morti nelle macerie. Questa situazione è di una tenerezza impressionante, che solo immaginare la fedeltà di un cane, e chi ce l’ha può capirlo, porta a rappresentarsi quell’animale tra un cumulo di macerie in attesa dei suoi umani di riferimento. E noi che li sappiamo morti, vedremo quel cagnolino aspettare con pazienza quasi mortale qualcuno che non ritornerà.
Di un terremoto solitamente si pensa agli umani come prima urgenza. Agli animali che erano al loro seguito – il passato significa la morte dei padroni – chissà come mai c’è poco rumore di sottofondo. Se non il silenzio.
Arrivo secondo rispetto alle associazioni animaliste, ma nei luoghi del terremoto ci sono tanti amici dell’uomo a quattro zampe desiderosi di un un nuovo umano a cui dare tutto il loro affetto.
Aiutateli se potete…

Bau bau! Miao!

C’è paura nell’aria. E poi…

… non si capisce se gli attentati che capitano nel mondo sono opera dell’Isis oppure vengono rivendicati tali ma l’Isis autentico non ci ha messo mano assolutamente. Se ci fosse un metro di riconoscimento sarebbe bello: basta misurare e tutto è sotto controllo. Ma purtroppo o per fortuna ogni singolo paese è in mano alla propria intelligence.

C’è chi dice – e sto parlando di Beppe Severgnini su Corriere.it – che alle vacanze non bisogna rinunciare. Doppiamente mi unisco a lui: da una parte per fare in modo che il singolo possa avere il suo meritato riposo – al mare o altrove poco cambia, visto che la cosa importante è ricaricare le batterie, dall’altra perché il mondo non si può fermare, cioè ci si deve in modo assoluto dimenticare, per la maggiore, che l’Isis può colpire. Se ci si mettesse a fare troppi distinguo ci si sentirebbe in trappola perfino a casa propria. E questa non può essere una cosa che porta ad una vita “normale” tale da far capire all’Isis che non fa paura alla gente del mondo.
Uno ci pensa poco, ma il terrorismo è tale perché instilla terrore alla gente. Quindi se la gente non ha terrore del terrorismo, questo perde la sua funzione primaria, cioè togliere sicurezza.

L’Italia piange…

…ma non lacrime, altrimenti i problemi sarebbero risolti.
Ebbene si: siamo ritornati a rischio acqua. Nel senso che il sole prolungato e il caldo davvero poco tollerabile stanno prosciugando i fiumi e i laghi.
Non si può negare che l’Italia è un paese sole-dipendente, visto che il turismo marittimo e ambientale, nel senso delle montagne e delle campagne oltre al mare e alle spiagge, campa sul fatto che il sole splenda e che la pioggia sia ben distante e meno intensa possibile. Ma la questione è che non solo la flora risente della mancanza di pioggia, ma anche le persone che vivono la loro vita quotidiana.
Detto più semplicemente: non si può campare con l’aria condizionata accesa praticamente ventiquattr’ore lasciando stare gli esercizi commerciali, in special modo quelli che non possono evitare una macerazione della propria merce.
Non si sa fino a che punto il paese possa reggere una mancanza idrica che alcuni siti di informazione iniziano a documentare qua e la nello stivale. Una cosa però è certa: bisogna fare una corale danza della pioggia. Che non è solo una comune preghiera per far piovere: l’acqua se non la puoi ricevere dal cielo devi fare in modo che la gente sia educata a non farla sparire da sotto la terra.
Un buon paese, uno stato che può vantare dei cittadini ottimizzati e una cultura della sopravvivenza funzionale al buon proseguimento della vita deve anche passare da un protocollo dell’utilizzo delle risorse idriche di tutto il paese. Della serie: invece di innaffiare il giardino tre volte al giorno, se necessario far capire al singolo privato che un giardino meno rigoglioso ma l’acqua nei tubi della rete idrica è un punto di vantaggio rispetto a una situazione in cui tutti guardano solo il proprio e nessuno guarda il comune, che serve tutti lo stesso. Per non parlare dell’acqua che in casi di emergenza servirebbe a spegnere incendi con le forze dei vigili del fuoco.

Si può fare al mondo la doccia a secco?

Il sito di “La Repubblica”…

… oggi è davvero scoppiettante. Da una parte si può vedere che si Raiuno Vespa si mette a litigare con un ospite (Qui il link per vederlo) – anche se si tratta di Brunetta, che è un ospite come tutti ma ha le sue lievi intemperanze – e su La7 Monti viene trattato poco educatamente nello ‘Speciale TG La7’ di Enrico Mentana (Questo il link per vedere il video).
La questione che si pone è di pochissima importanza, perché adesso il vecchio continente in cui noi siamo inseriti ha ben altri problemi molto più gravi della televisione italiana e le sue scintille. Servirebbero alte competenze di finanza e di economia interna per fare un commento ragionato sulla Brexit. Si può al massimo dire che gli inglesi sono un esempio di alta politica, per il semplice motivo di aver visto le dimissioni del premier inglese dopo la sua chiara adesione al no della Brexit: in Italia questo succederebbe? E in ultima battuta si spera che la transazione da collegato a scollegato del Regno Unito non abbia delle conseguenze di tipo, se cosi si può chiamarlo, razziale.
Solo una affermazione: nei talk show italiani a mia memoria – e sarebbe gradita una smentita da parte di voi lettori se avete testimonianza di materiale litigareccio – non si vedeva litigare così furiosamente da tanto tempo. Forse nell’era Berlusconi si vedevano certe cose. Al massimo nel passato recente, ma non troppo recente…
Con la galoppante inflazione degli ascolti di talk show questa può essere una leggera scossa. Perché se si attira gente con la speranza che perfino il più pacifico dei conduttori come Bruno Vespa possa dare in escandescenza il talk tiene la gente incollata al video.
Ma non solo: basta anche qualche problema di regia per dare al pubblico qualcosa di cui twittare con gli amici e principalmente in pubblico. Fare un annuncio in tal senso a tutti i padroni di casa di talk show? Forse, ma certamente senza lasciar andare la corretta conduzione di un salotto.

E’ stato bello diverse settimane fa vedere Costanzo su Rete 4 che minacciava la produzione del suo talk perché non abbassava l’aria condizionata…
E come lo applaudiva il suo pubblico quando ha fatto in diretta l’annuncio!

Siccome la sbornia…

… elettorale sta finendo, forse si può provare a cambiare argomento.
Naturalmente senza evitare di dire che adesso viene il bello, perché la turbolenza nelle città dove ha vinto il M5S si inizia a far sentire.
Una domanda di partenza può essere la seguente: cosa succederà durante questa estate? La prima risposta è che la gente andrà in vacanza. Tanta o poca è variabile, perché alcune realtà non possono vivere senza turismo quanto altre realtà devono vivere con la gente per le strade e che consuma nei negozi. La cosa fondamentale è che la gente andrà in vacanza.
Da questo punto in poi bisogna prendere in considerazione che tipo di turismo la gente andrà ad affrontare, per il semplice fatto che ognuno ha una idea diversa di vacanza. Alcuni considerano l’andare in vacanza lo stare a casa magari con una pila di libri a far da compagnia. Altri non possono fare a meno del casino e della calca per le strade e nelle piazze. E per par condicio non si può non dimenticare la gente che non vuole passivamente vivere il tempo su una sedia sdraio dovunque egli si trova, ma vuole in una parola ‘fare’. Cosa è relativo: l’importante è non stare a casa propria con le mani in mano.
L’occasione per dire questo è la data odierna. Perché secondo il ciclo solare siamo entrati nei periodo dell’estate. In pieno.
Quindi non mi resta che augurare a tutti quanti una buona estate. E non solo per chi ozierà obbligatoriamente per essere un pilastrino della società lavoratrice durante l’inverno. Ai lavoratori dell’estate, a tutti coloro che fanno in modo di garantire servizi essenziali per la società va, oltre che il mio rispetto, tutto il mio ringraziamento per esserci, per far parte del sistema. E sono sicuro che anche per loro, magari non adesso, ci sarà meritato riposo.

Al mare o in montagna che sia, non c’è da dimenticare acqua da bere e creme solari. E un pensierino anche per tutti gli anziani che dovranno rifugiarsi dentro i supermercati o i negozi attrezzati con aria condizionata, visto che si prevedono temperature altissime nei picchi massimi…

P.S.: se cercate su internet una pensione per animali la si può trovare. E’ passato di moda abbandonare gli animali di casa in autostrada per andare in vacanza…

Siamo passati agli ottavi…

… del campionato Europeo.
Adesso vincere diventa la prerogativa massima. Non si può più sbagliare.
Rimane il fatto che questo torneo, più di altri, è maledetto. Ma adesso la cosa importante è dimostrare che lo sport è l’arma contro tutte le guerre. Che è meglio contendersi la situazione su un campo con delle regole certe e con un meccanismo di gioco che non ammette obiezioni.
Dispiace dirlo ma a scanso di altri attacchi da scongiurare – e bisogna ringraziare l’intelligence in generale con la sua azione repressiva e bonificatrice – l’Isis non ha vinto. Perché molto probabilmente tra i suoi propositi c’era quello di far saltare in aria, più o meno letteralmente, tutto l’Europeo quale simbolo della pace sportiva di tutti i paesi della Unione.
I giocatori hanno continuato e stanno continuando a giocare in nome dello sport. E del fatto che più si crea paura nell’uomo più si da a sua insaputa a quell’uomo la possibilità di mostrare che quella paura lo fa crescere, lo fa migliorare.
Si dovrebbe dare il Nobel per la pace al calcio perché in un momento tanto delicato non ci si è arresi di fronte alle minacce di quel terrorismo chiamato Isis. Si è combattuto e si combatte a colpi di intelligence e di polizia per garantire alle gente comune fuori gli stadi, e anche dentro gli stadi, il godimento di una occasione sportiva che per alcuni è solo una notizia da trattare come tante altre, mentre per molti è il coronamento della propria passione. E per questi ultimi non si può che avere il massimo rispetto.

Per gli altri pure?