Un uomo che tranquillamente si può…

… chiamare mito. Un personaggio che si può tranquillamente chiamare maschera moderna della commedia italiana. Si parla di Fantozzi. Il ragioniere Ugo che ha rappresentato un periodo della storia italiana in cui si lavorava per avere le cariche dirigenziali e la delocalizzazione e la globalizzazione ancora non esistevano. Le quali hanno spazzato via tutto e hanno detto al mondo che quel momento della storia occupazionale italiana aveva trovato la sua fine.
Paolo Villaggio è stato il comico, anche se chiamarlo in questo modo è molto riduttivo, che ha portato alla ribalta la gente semplice, che lotta contro tutto e contro tutti per sopravvivere e cercare di vivere la propria vita semplicemente, con una moglie e qualche figlio. E perché no anche un nipotino o una nipotina. A lui la lettera di oggi.
Caro Paolo,
o forse dovrei chiamarti Ugo? Comunque carissimo,
di quel poco di coscienza televisiva che ho avuto, passando dall’adolescenza al periodo in cui sei più presente mentalmente, ho visto te tra teche e lavoro effettivo. Di te ricordo quando raccontasti che Concita de Gregorio, allora direttore del quotidiano “L’Unità”, ti propose di fare l’editorialista sul quotidiano che dirigeva. Ho di te anche un ricordo vago di editorialista del quotidiano “L’indipendente”. Questo per dire che chiamarti comico è troppo poco. Hai anche fatto lo scrittore di libri. Insomma non sei stato sugli allori di una figura che indubbiamente ti ha riempito la vita. Io a te vorrei dire grazie. Di tutto e di più. Di quello che a me personalmente mi hai regalato. Le risate che grazie a te sono riuscito a farmi. Le riflessioni che ho potuto fare sulla vita e su quello che uno è obbligato, se cosi si può dire, a sopportare. Nel bene e nel male. Hai donato al mondo un personaggio che oltre a me ha dato tanto anche ad altri. E quindi non ti puoi sentire una persona che nella vita non ha concluso niente. Tu hai fatto molto. Stai tranquillo, se ci fosse bisogno che io te lo debba dire. Nel frattempo di dico ancora grazie. E stammi bene da quel Padreterno che hai già incontrato tante volte nei tuoi film.
Tuo amichevolmente
Matteo

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Riguardo il voto amministrativo…

Per alcune realtà territoriali italiane è diventato necessario cambiare la propria amministrazione. Cioè ci vuole un sindaco o un governante diverso da quello che c’è stato finora. Quindi si vota, si va a votare. Ognuno al proprio seggio con la propria tesserina elettorale che puntualmente per la maggior parte delle persone è qualcosa di introvabile in casa propria, perché la si è nascosta o inquattata talmente bene che non la si riesce a trovare. Eppure ciascuno di noi quando l’ha messa in quel angolino o in quel posto sapeva perfettamente che la metteva li. Ma alla fine c’è più o meno da fare la fila all’ufficio elettorale per aver una nuova tessera che si spera non faccia la fine di quella vecchia. Perché oltre a far fare una figuraccia all’ufficio elettorale se ogni volta la si deve andare a rifare, puntualmente si perde anche quella e magari salta fuori quella vecchia, o una di quelle vecchie a seconda dei casi, che è inutilizzabile perché ogni nuova tessera annulla quella vecchia. QUINDI CASINO A GO GO!!!

Dall’altra parte però ci sono i candidati, cioè quelli da votare nella cabina elettorale. Ed è a loro che si rivolge la lettera di oggi:

Cari candidati,
voi siete sotto un certo aspetto la speranza di un futuro se diverso in alcuni casi, se sullo stesso binario del passato nel resto dei casi.
Avete, o per meglio dire avrete, la responsabilità di governare al posto di chi ha già fatto il proprio lavoro e adesso lascia o si ripresenta secondo la legge che regola le candidature. Voi avete promesso in alcuni casi mari e monti, in altri qualcosa di concreto, e per il resto avete cercato di raccogliere voti per arrivare alla agognata carica. Ma siccome stiamo arrivando al momento topico di tutto quello che avete lavorato durante la campagna elettorale, cerchiamo di intenderci: il voto arriva, ma voi siete pronti?
Questo è un piccolo particolare da non sottovalutare. Dovete essere li pronti a far lavorare le macchine amministrative che andrete a ricoprire. Non solo a fare come ha fatto, sembra, un famoso ex sindaco di Roma che pagava con il Comune cose che il Comune non poteva pagare.
Non c’è bisogno di fare più del necessario, ma semplicemente essere qualcuno di cui fidarsi e che sia pronto ad ascoltare la propria comunità per provare, giustamente senza in alcuni casi possibilità effettiva di successo, a risolvere i problemi che di volta in volta dovranno essere affrontati.
In poche parole siate dei bravi amministratori, che se lo sarete di certo anche chi nega l’evidenza per ovvi motivi dovrà sotto un certo angolino dire che voi avete fatto il vostro lavoro. Ne più ne meno.
In bocca al lupo a tutti voi.
E buon lavoro

Cordialmente
Matteo

La domanda di oggi…

Chi vince la carica di sindaco stasera vince veramente?

La partita di ieri sera…

… confessando di averla mancata, è stata recensita molto bene. Sembrerebbe che Antonio Conte ha fatto resuscitare una squadra che era praticamente decotta. Ma basterà a far vincere gli italiani? O per lo meno: una vittoria italiana sarebbe una vittoria di cui potersi ricordare, o saranno più marcati nelle cronache e nella storia la violenza che in tutta la Francia spopola letteralmente?
Un piccolo ringraziamento va alle forze di polizia che stanno facendo il possibile per garantire l’ordine non soltanto della gente comune, ma anche dei tifosi e degli ospiti nella nazione per disputare le partite.
Calciatori soprattutto, visto che un attentato proprio a loro sarebbe davvero la miccia che farebbe brillare la carica della violenza in tutta l’Europa, sperando che non si scateni in tutto il mondo.

L’Isis, pur se guerrafondaia e molto violenta, sa bene che un colpo tanto pesante per la sua situazione comporterebbe come minimo una sana bomba atomica entro 24 ore. E non soltanto da una direzione sola, ma da tante parti.
Se mi fosse possibile parlare con l’Isis mi piacerebbe dire molto volentieri una frase tratta dal film “Il malato immaginario” con Alberto Sordi: il mondo lo si cambia non con le bombe – che inevitabilmente ti cascano addosso se a tua volta te le vai a cercare – ma con le idee.
Se voi dell’Isis avete una idea di mondo che può essere rivoluzionaria, bussate alle porte del mondo e guadagnatevi uomo dopo uomo la vostra influenza. Scatenare il terrore è troppo facile: conquistatevi il vostro posto al sole come fanno tutti, cioè faticando. E non distruggendo.