In alcuni casi l’impegno che…

…  uno mette nella vita non è sufficiente. Perché c’è una donna, nella vita perfino delle donne stesse e dei gay, che può metterci il proprio zampino a favore o a sfavore di quello che stai facendo: si tratta della Fortuna. Ed è a lei che oggi è indirizzata la lettera.

Cara dea bendata o meglio detta Fortuna,

io non credo di essere una persona che da te non ha avuto determinate cose. Ho una famiglia che mi vuole bene, un sacco di persone che a loro modo mi vogliono bene e che io rispetto per tutto quello che direttamente e indirettamente mi fanno capire delle cose di tutti i giorni e della vita in generale. Non posso lamentarmi nemmeno del fatto che ho un tetto sulla testa, un lavoro che mi da qualcosa da vivere con un sacco di colleghi che mi rispettano e che io a mia volta credo di dimostrare rispetto nei loro confronti. Sono riuscito anche, pur se non al 100%, a fare qualcosa che nella vita mi piacerebbe fare e da cui ho un sacco di soddisfazioni. E in quel campo ho un sacco di soddisfazioni interne ed esterne. La vita è bella e ricca di cose belle e positive, un poco per merito mio un poco assolutamente per merito tuo. E quindi non c’ho in nessun caso da lamentarmi. Però oggi mi sono messo a fare qualcosa per cui mi sono preparato da mesi. La domanda unica è questa: potevi cavolaccio infame farmi staccare quello che avevo preparato dalla carta forno? Mi sarebbe bastato questo, piuttosto che la più assoluta tenacia di quella maledetta carta forno che non faceva il suo lavoro. Se magari la prossima volta tu fossi leggermente più benevola, magari non dovrei fare la figura del deficiente. Comunque non mi voglio lamentare fino in fondo. In fondo ci sono altri problemi nella vita. Credo di aver fatto quello che dovevo fare. E adesso vedremo quello che mi concederai.

Comunque grazie di tutto e sempre pronto a dimostrarti la mia amicizia.

Sinceramente tuo

Matteo

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Un mezzo editoriale di oggi…

Chi di voi non ha mai trovato nella propria cassetta della posta un volantino intestato a proprio nome con cui si fa sapere che si può fare ancora più beneficenza di quanta già se ne è già fatta con i banchetti nella propria piazza di paese durante una ricorrenza o durante una giornata di beneficenza. Chi di voi prima di quello che  trova nella cassetta della posta ha quindi fatto beneficenza comprando l’azalea o le arance, tanto per dire un particolare, nella piazza di paese. E quindi chi di voi non si sente frantumare gli zebedei quando per l’ennesima volta, anche se corredata da giornaletto dove si parla dei progressi di quella fondazione o di un’altra, si trova l’ennesima richiesta, alla fine, di soldi.
C’è da chiarire un punto: non è che le fondazioni non devono mandare il volantino. Ma devono avere la comprensione che se risparmiassero i soldi di tutta questa carta via posta magari avrebbero più soldi a disposizione per la fondazione a cui appartengono. Perché magari quando vai in piazza a fare beneficenza quel giorno specifico hai solo i soldi per quell’occasione e non hai il giorno dopo i soldi per pagare l’assicurazione della macchina o devi purtroppo spremere al massimo il credito della tua carta di credito per cercare di andare avanti nella tua vita.
Quindi:

Care fondazioni,

bisogna che voi capiate che è più fruttifero e praticamente quasi a costo zero fare della diffusione di informazioni via internet e via whatsapp piuttosto che dover pagare dei giornalisti e dei fotografi per fare un giornale da spedire via posta. Per non parlare dei grafici che vogliono il loro compenso quando vi hanno compilato il giornale o il volantino.
Io non chiedo che voi non facciate promozione, ma fatevi furbi e cercate di sfruttare la tecnologia che oggi va per la maggiore, cioè internet e i suoi correlati.
Magari posso farvela beneficenza quando ricevo il link. Ma mandatemi un link e non intasatemi la posta. Perché io posso anche leggerlo il giornaletto che mi mandate, perché sono curioso io di sapere quello che fate. Ma la quasi totalità della gente a cui spedite il plico di tutto fa una cosa immediata: lo butta via nella spazzatura perché non ha tempo da perdere. Al massimo differenzia la carta dalla plastica dell’imballaggio. Però di certo di più non fa. Non perdete tempo in questo modo. E cercate di non spendere tutti questi soldi in giornalisti, grafici impaginatori e fotografi. E anche se ci pensate dei ricercatori a cui rompete le scatole invece di lavorare.
Distinti saluti

Archiviato il voto…

… e lasciando giustamente alla gente la capacità di capire chi dei candidati debba essere degno di diventare il sindaco del proprio comune o della propria città, si passa ad altro.
Nella piacevolezza dell’occuparsi di una pianta ecco che nasce il pensiero: la natura è davvero spettacolare.
Noi esseri umani, nel limite dei sensi che permettono un raggio d’azione parziale rispetto a tutto ciò che ci circonda, alle volte possiamo solo meravigliarci di quello che una pianta, e nel generale tutti gli esseri viventi, riescono a fare.
Ci sono casi in cui non serve intervento umano. In tutto il resto, basta poco. A volte pochissimo…
Se si buttasse una cartaccia in meno tra le piante o si inquinasse a livelli inferiori, la natura potrebbe rivelarsi per quello che non ci immaginiamo: una cosa straordinaria.

E soprattutto quando l’intervento umano riesce a fare della natura grandi cose, lì allora il sublime si manifesta nel suo massimo, nel suo più alto e più grande –scusate la ripetizione – manifestarsi.

E dopo questo è bene che beva un pochino di meno. Altrimenti straparlo…