Si può forse negare che…

… l’estate è la stagione del caldo? Si può forse negare che durante l’estate si possano trovare degli incendi senza stare troppo a perdersi in dolosi e colposi? La risposta è no. Ma questo no nasce non solo dall’impossibilità di negare l’evidenza. Il no è la risposta che stasera porta a scrivere non al fuoco o al caldo, ma all’estate, che è la stagione preferita di chi lavora nel turismo visto che d’estate la gente lavoratrice si guadagna il suo pane.

Cara estate,
chi ti parla è una persona che oltre a scrivere queste righe trova nella tua ricchezza di libertà e di riposo per la gente il suo sostentamento. Io ti ringrazio dal profondo del mio cuore. Davvero. Ma ti devo fare una leggera critica. Da qualche parte nel mondo la gente soffre per il tuo eccessivo calore. E chi governa qui sulla terra alle volte non sa dove sbattere la testa per tutelare la propria gente dalla tua potenza. Facciamo una cosa, se possibile: tu ci metti tutto il tuo impegno a rispettare l’impegno di fare la stagione del caldo e della crescita delle piante e della rigenerazione del pianeta, ma cerca di trovare una mezza misura con gli eventi atmosferici a cui tu fai capo. Della serie: va bene far piovere, ma non scatenare dei nubifragi che fanno più male che bene rispetto alla forza benefica della pioggia sull’aria e sulle piante. E soprattutto: se ci deve essere il sole per far andare la gente sulle spiagge e per farla vivere la propria vacanza, datti una regolata e non far affogare le persone dal caldo.
Lo so che i governanti della terra fanno la loro parte per amplificare il tuo potere quando magari tu faresti solo un leggerissimo riscaldamento del pianeta. Dacci lo stesso una mano a non fare troppi danni.
Con calore
Matteo

E’ una verità assoluta…

… che nella vita tutti sono utili ma nessuno è indispensabile.
Dopo qualche giorno dal referendum britannico si ha la sensazione che oramai i giochi siano fatti. E la Gran Bretagna sia solo un qualcosa di estraneo, di concorrente.
L’Europa di certo rimpiange la presenza-assenza del collega oltre Manica. Ma come in tutte le cose bisogna andare avanti. E sotto questo versante non è del tutto senza fondamenta la richiesta di non accogliere una partnership con l’ex membro indipendente dell’Europa.
Piange lievemente il cuore a dover dire addio, ma è inevitabile.
La questione adesso è cosa ne sarà del resto di Europa. E in questo caso saltano fuori tutte le forze politiche indipendentiste che rivorrebbero battere moneta e controllare autonomamente i confini. Naturalmente non entro nella accettabilità o meno di questo pensiero, visto che esiste una libertà di espressione. Ma la domanda è una: si vuole davvero pensare che il Regno Unito possa essere esempio di prosperità fuori dall’area Euro? Nel senso: un altro paese meno esteso ce la farebbe a stare e camminare sulle proprie gambe?
Ritornando all’Europa, come già detto su queste pagine sarà necessario rimboccarsi le maniche, dal più piccolo comune fino al maggiore degli stati – cioè la Germania. E sotto sotto il riuscire a sopravvivere scansando tutta quella gente che non pensa al futuro del proprio paese ma alla comodità della routine del passato, fatta di una moneta propria, e nel caso dell’Italia con pesanti colpi di svalutazione per rendere il mercato competitivo, e di un destino autonomo potrebbe essere segno di una maturità altrimenti trovabile negli Stati Uniti. E cioè una cosa che accresce enormemente la stima esterna.
Si può anche uscire facendo una scelta di campo. Però alla fine non sarebbe molto bello provare la ‘miseria’ dell’isolazionismo e tornare piangenti a Bruxelles per chiedere di ritornare al tavolo delle trattative. Credo che in questo momento la Gran Bretagna stia ancora nella ‘droga’ Euro. Finita quella, benvenuta realtà.

Io mi chiedo dove li troveremmo noi italiani i metalli e le logistiche per ritornare ad essere il paese della lira…