Si può forse negare che…

… l’estate è la stagione del caldo? Si può forse negare che durante l’estate si possano trovare degli incendi senza stare troppo a perdersi in dolosi e colposi? La risposta è no. Ma questo no nasce non solo dall’impossibilità di negare l’evidenza. Il no è la risposta che stasera porta a scrivere non al fuoco o al caldo, ma all’estate, che è la stagione preferita di chi lavora nel turismo visto che d’estate la gente lavoratrice si guadagna il suo pane.

Cara estate,
chi ti parla è una persona che oltre a scrivere queste righe trova nella tua ricchezza di libertà e di riposo per la gente il suo sostentamento. Io ti ringrazio dal profondo del mio cuore. Davvero. Ma ti devo fare una leggera critica. Da qualche parte nel mondo la gente soffre per il tuo eccessivo calore. E chi governa qui sulla terra alle volte non sa dove sbattere la testa per tutelare la propria gente dalla tua potenza. Facciamo una cosa, se possibile: tu ci metti tutto il tuo impegno a rispettare l’impegno di fare la stagione del caldo e della crescita delle piante e della rigenerazione del pianeta, ma cerca di trovare una mezza misura con gli eventi atmosferici a cui tu fai capo. Della serie: va bene far piovere, ma non scatenare dei nubifragi che fanno più male che bene rispetto alla forza benefica della pioggia sull’aria e sulle piante. E soprattutto: se ci deve essere il sole per far andare la gente sulle spiagge e per farla vivere la propria vacanza, datti una regolata e non far affogare le persone dal caldo.
Lo so che i governanti della terra fanno la loro parte per amplificare il tuo potere quando magari tu faresti solo un leggerissimo riscaldamento del pianeta. Dacci lo stesso una mano a non fare troppi danni.
Con calore
Matteo

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E dopo il disastro arriva…

… l’inchiesta. Perché adesso la cosa importante, come già sottolineato a chiare lettere su queste pagine, è trovare i responsabili di tutto il dramma del terremoto del 24 agosto.
Dalle prime notizie sembrerebbe che non siano stati fatti quelli che servivano, cioè degli adeguamenti sismici, ma solo delle migliorie, cioè una cosa di impatto minore e quindi in se e per se poco utile ad una corretta prevenzione.
Del terremoto in se non si può che imputare la responsabilità a Madre Natura. Per tutti gli altri danni qualcuno dovrà pur avere la colpa. Perché le case e tutti gli stabili crollati non sono spuntati dall’oggi al domani come i funghi nel prato umido. Sono stati progettati e costruiti dagli uomini. E gli uomini dovevano sapere come trasformare una casa a rischio in una casa sicura.


Meglio costituirsi, date retta…

Già si sentono le prime…

… avvisaglie per cui l’Islam, con la “i” maiuscola, non ne vuole sapere dei “fratelli”, se così si possono chiamare, che hanno insanguinato le strade e le città della Francia e del resto del mondo.
Meno male?
Più che altro questo fatto, oltre al segno di rispetto di essere in chiesa per domenica, spiega che l’Islam è una religione come tutte le altre. Nel senso che non ha manie di grandezza come vogliono far credere sparuti e sparute minoranze.
L’Islam si difende benissimo da solo. Ma c’è una cosa da sottolineare: non siamo davanti a della gente che vuole conquistare il predominio ammazzando delle persone. Ma fisiologicamente convincendo. Come fanno tutti…
Non ne ho notizia certa, ma perfino i cristiani di cui io faccio parte svolgono il loro abbondante lavoro di ricerca di conversioni e di vocazioni. Fa parte del “gioco”.
Se ci fosse anche solo un musulmano in chiesa domenica, questo sarebbe il segno che si gioca tutti alla pari. Che c’è rispetto reciproco. E che ciascuno vuole solo la propria prosperità senza che l’altro, indispensabile per capire la propria appartenenza, posso averne più danno del consentito e del sopportabile.

Da cristiano dico:

احترام

(rispetto)

In questo caso non si può…

… esultare di gioia. Avevo affermato diversi post fa che a Nizza si poteva trattare di uno psicolabile che ha fatto strage. E oggi sulla home page de “La Stampa” c’è una parte del rapporto dell’Europol che certamente non avrà letto le mie righe, ma è arrivata alla stessa conclusione: il legame Isis non è certo.
Per quale motivo? Per il semplice fatto per cui se qualcuno che trova 100 euro per la strada e chiede al passante dopo di lui se sono suoi, il passante risponde di si anche se nella realtà quei soldi non sono suoi: può solo che guadagnarci a sparare una balla.
L’Isis, molto probabilmente agli sgoccioli dell’autonomia militare e morale sui suoi uomini, ha visto che nel mondo ci sono delle persone mentalmente disturbate che fanno quello che fanno, magari cavalcando l’onda dell’immaginario Isisiano. E non credo ci sarebbe stata altra persona immediatamente che non avrebbe accettato di essere il mandante di tutto, con lo scopo di prendere due piccioni con una fava: spaventare il più possibile a costo zero e avere le mani pulite da possibili collegamenti diretti che facciano danni in generale a tutto l’Isis.

Se l’Isis ha solo voglia di sopravvivere, lo faccia capire civilmente ed educatamente e faccia al suo interno la pulizia necessaria di tutto quel materiale culturale e sociale totalmente incompatibile con il vivere comunitario globale. Personalmente non credo che il mondo non voglia accettare qualcuno che ha la sola pretesa di sopravvivere, scendendo a patti con il mondo pur di poter vivere la propria cultura e la propria religione.
Come disse Mentana alla prima puntata di “Matrix” su Canale 5: in televisione c’è posto per tutti. Per l’Isis nel mondo no?

Adesso salta fuori…

… questa Amaq, una agenzia stampa, o come dicono molti pseudo-agenzia, con dei contatti con il Califfato dell’Isis. E’ lei che sta facendo fare il giro di media mondiali alla notizia della rivendicazione da parte dello Stato Islamico sulla strage di Nizza.
Siccome si tratta di un organo di stampa nella parte più elementare di se stesso, si può prendere la notizia come corretta e quindi ripubblicabile come valida. Ma la domanda è: fino a che punto si può prendere sul serio un “organo di stampa” che dice di avere fonti alla fonte della rivendicazione, ma che alla prova finale può essere semplicemente un intermediario che fa più danni di quanto ne farebbe la diretta dichiarazione?
Non bisogna dimenticare che internet, tra cui chi vi sta scrivendo, è un pozzo senza fondo di informazioni. Ma detto cento l’insieme di tutte queste, la percentuale di quelle vere e fondate è bassa, molto ristretta. Ci vuole molta lucidità mentale per non farsi prendere dal panico e spacciare una notizia falsa per vera. Come è stato per il corrispondente Rai Piero Badaloni dato diverso tempo addietro per morto su Twitter mentre era vivo e vegeto al suo posto di lavoro.
Non voglio negare che ci sia la rivendicazione ufficiale, e che Amaq stia facendo il suo “lavoro”. Ma il sospetto che si voglia cavalcare la tigre del terrorismo, funzionalmente o meno da parte degli interessati, anche quando si tratti di un semplice atto di psicosi da parte di una persona mentalmente instabile secondo me ci può essere.
Se si trattasse di terrorismo, buon lavoro all’intelligence e a tutta la polizia coinvolta. E mi auguro che i colpevoli vengano messi nelle mani della giustizia. Ma il pensiero va a tutte quelle persone che vivono la loro vita di tutti i giorni, e che si sentono dire per l’ennesima volta che il terrorismo è di nuovo in Europa, se non se n’è mai andato. Loro non hanno bisogno di essere spaventate per l’ennesima volta. E non hanno bisogno di essere fomentate a vicenda per bombe su bombe quando non necessario…

In questo momento…

… la Brexit ha trovato attorno a se molta più attenzione di quanto ci si sarebbe aspettato. In parte perché non si credeva che la Brexit avrebbe vinto: una logica sotto un certo aspetto comprensibile non pensava che i cittadini della Gran Bretagna, presi tutti insieme, avrebbero fatto i bagagli da Bruxelles e Strasburgo dicendo ‘ciao ciao, ognuno per se’.
Adesso il fermento è forte. La gente è come se avesse sentito un terremoto molto forte, ma senza aver visto crepe nei muri o case crollate. Il terremoto è esperienza collettiva, ma i danni non si sono ancora visti. Perché più o meno questa è la situazione: prima che succeda, con la certezza che in un modo o nell’altro succeda, le regole del gioco per un grande insieme di persone stanno cambiando, e con esse parte delle regole, quasi indirettamente, di tutti gli altri.
Girovagando per i siti di informazione, qualcuno ha messo in cima al rullo delle notizie il pentimento di alcuni fermissimi sostenitori della Brexit. Ma serve a poco. E il motivo è che si può legittimamente seguire chi dice che ognun per sé è meglio. Ma poi a chi segue gli si deve spiegare che quando ti affacci al mondo reale, pieno di difficoltà e soprattutto con i problemi del garantire alla tua gente ciò che gli serve per vivere correttamente, devi avere le spalle larghe abbastanza. Altrimenti sei un morto che cammina.
E’ come la vita in famiglia. Se in una casa ci sono solo due persone quelle persone fanno per due, e con un poco di sforzo fanno per tre. Ma se sei solo, fai da solo. E se sei solo non puoi fare per due o per tre come alle volte è necessario. Puoi fare solo per uno, al massimo per uno e mezzo. Cioè non è sufficiente.

Se qualcuno può convincere ad un referendum di rettifica lo faccia. Prima che sia troppo tardi…

Parlando di Brexit…

… non si può non cominciare dicendo che è una scelta legittima. Perché la gente del Regno Unito può non voler avere a che fare con la gente d’Europa. Cosi come in questi anni recenti si sono visti pezzi di paesi votare per l’autonomia dalla madrepatria.
Poi si può dire la propria preferenza. Ma dirla e basta mi sembra poco. Bisogna prima partire nel dire cosa comporta una scelta rispetto a quell’altra.
Il si alla Brexit vorrebbe dire che il Regno Unito, volente o nolente, deve rimboccarsi le maniche fino alle spalle e ritrovare una propria autonomia, pur avendone già una sia chiaro. Ma in quel momento, dopo l’uscita, si vedrà se le ‘voglie’ della gente corrispondono sui mercati e nell’economia all’autosufficienza. Il si vorrebbe dire che la gente reputa il proprio regno capace di fronteggiare senza l’aiuto diretto di nessuno il mondo intero. Magari sull’onda di un ricordo del passato fatto di gloria e di onori.
Non vuole essere questa una critica per facilitare il no, ma la pura e semplice verità. Che è applicabile perfino a noi italiani con ogni tanto la voglia di levarci dall’Europa per i troppi vincoli: ce la potremmo fare a fronteggiare il mondo intero da soli?
Il no alla Brexit non cambierebbe nulla.
O quasi.
Perché se vincesse, ci sarebbe per i mercati mondiali la consapevolezza che l’Europa per come la si conosce non è quell’insieme di coesione tanto vantato, ma solo un palazzo con tante bandiere che al suo interno ha della gente che conta pochissimo. In più da Bruxelles e Strasburgo dovrebbero inventarsi qualcosa che valorizzi l’esserci, piuttosto che il contrario, dentro l’Unione.
A conti fatti, il danno è servito. Se il Regno Unito esce, l’Europa deve rimboccarsi le maniche se non pari più dell’Inghilterra, tanto per l’economia quanto per la coesione interna. Se il Regno Unito rimane, la sua gente dovrà digerire la sconfitta, e mentre digerisce magari avrà a schifo tutti gli europei. In più, nel mondo, non si crederà ad una Europa unita, ma a qualcos’altro da definire.

Naturalmente le due parti non sono delle sprovvedute. E per tirare avanti il carrozzone sfodereranno le armi migliori, tenute da parte per le occasioni straordinarie.

Io personalmente credo ad un’Europa come ad un’occasione, non un peso. Un peso per certi versi e per alcuni lo può essere, è innegabile.
Ma per il resto: perché non esserci? E’ lo stesso motivo per cui assaggiare un piatto nuovo non vuol dire rinnegare tutte le proprie preferenze: può essere qualcosa in aggiunta.