Quando si dice “crisi”…

… si dicono tante cose. Innanzitutto si parla di un tempo e di uno spazio molto particolare. Che è quello che si vede ogni giorno intorno a noi. Il raspare dentro i cassonetti è uno degli elementi. Ma non bisogna dimenticare quello che si può vedere anche nelle situazioni più “benestanti”, dove la gente adopera denaro come se fosse un pacchetto di kleenex.
La giustizia sta nella metà? Più che altro non si ravvisa un senso civico, un senso comune delle cose che eviterebbe di creare certe situazioni. Beninteso: ognuno dei soldi può farne quello che vuole, ma se ci fosse pensiero anche per persone che con quei soldi potrebbero fare davvero qualcosa di importante, magari tanta leggerezza non ci sarebbe. E una certa povertà grave potrebbe essere affievolita.
Bastano gesti semplici, minimi. Principalmente privati. E per il paese le cose andrebbero diversamente, se non meglio…

Il socialismo in questo testo è lontano anni luce. Come il comunismo…

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Non si può evitare di…

… parlare di Olimpiadi. Anche se la domanda di oggi è contraria ad un qualsivoglia discorso sulle stesse.
Facciamo così: vi dico la mia opinione.
Le Olimpiadi sono indubbiamente un grande traguardo per uno sportivo. Ma a parere personale si è arrivati ad un carrozzone tale che ci sarebbe bisogno di dare una dovuta ridimensionata al tutto.
Fare un poco come si è fatto per gli Europei di calcio passati: tutto al riutilizzo.
Mi sto accaparrando le ire del comparto dell’edilizia, ma a tutto c’è un limite: non si può continuare a sperare che ci sia un paese più ricco, e bisogna sottolineare più salubre ecologicamente parlando, degli altri che organizzi i giochi. O se ci deve essere, va vincolato ad una quota di riutilizzo delle proprie strutture esistenti più di quanto esista al momento.

Una sorta di eco-giochi olimpici…

La domanda di oggi…

Ha senso, oltre che economicamente parlando, fare ancora i giochi olimpici?

post it

Mettere i soldi in banca?
A MPS non vedono l’ora succeda…

Ringraziando la CISL…

… per il quadro fornito in rete – e che si può trovare su questo link – non si può non partire dal fatto che pur trattandosi di una manovra legata ad una strettissima cerchia di persone sono sempre soldi che partono dal debito pubblico e finiscono nelle tasche degli italiani.
Siccome sono un italiano anche io, potrei starmene zitto e, se riscontrata la possibilità, intascare e ringraziare. Ma sarebbe troppo facile. Perché da soggetto che fa informazione non mi sentirei in pace con me stesso se non dicessi quello che sto per dire.
Innanzitutto, è bene rimarcarlo, si tratta di soldi che vengono dalle casse dello Stato. E da quale cassa potranno mai venire fuori se non giocando contabilmente con la percentuale massima del rapporto deficit/PIL, cioè il debito pubblico italiano? Credo nessun’altra.
Con questo si vuole dire che si tratta di manovra politica simil 80 famosi euro di questa legislatura? No. In questo caso si tratta di un progetto, che ancora legislativamente non è strutturato, per dare assistenza alle persone indigenti – che sono più di quanto si immagini, se si pensa che nella normalità le persone indigenti sono quelle più visibili che chiedono la carità nei modi più diversi, e il resto praticamente non lo si vede ma esiste ed è il resto dell’iceberg.
Questo progetto è una bella cosa. Veramente. E’ senso di attaccamento alla popolazione. La questione a ciò seguente è come la popolazione utilizzerà quei soldi che gli vengono senza aver fatto qualcosa di tangibile per meritarli. La povertà, è inutile negarlo, non è una bella cosa. Ma non sarebbe altrettanto bello se la maggior parte di quelle persone che prenderanno i soldi non faranno altro che sperperarli in lotterie o quant’altro che non è un mezzo di lotta alla povertà.
Cosa sto cercando di dire? Che la gente che percepisce questi soldi dovrebbe avere dei vincoli di spesa, magari tracciabili. In libertà assoluta di spesa non ci sarebbe in nessun modo un servizio alla povertà del paese, con l’aggravante che è tutto a carico dello Stato.
Se qualche politico sta ascoltando questo, faccia in modo di dare obbligatorietà, con libertà di scelta di negozi o altri esercizi, all’utilizzo da parte del cittadino di questi fondi. Perché se no sono in tutto e per tutto soldi buttati. Magari spendibili per dare lavoro e togliere ugualmente della povertà dal paese.