Può sembrare un argomento…

… frivolo, ma l’arte non è solo un mercato a cui cercano di giocare più giocatori possibili. L’arte è un patrimonio dell’umanità che ha bisogno di cure e di rispetto.
Cosa che non è successa per un murales di Bansky in Gran Bretagna.
Detto brevemente: un momento di ristrutturazione di una abitazione ha fatto cancellare dalla parete un murales del valore di 1 milione di Euro.
Fare murales può sembrare un imbrattamento puro e semplice. E in alcuni casi lo è. Ma per il resto, che è tanto, è una forma d’arte molto difficile da mettere in pratica e da far rispettare nella sua interezza – visto che ogni tanto qualche invidioso imbratta un capolavoro credendo non sia di rilievo artistico.
Bisogna dare libero sfogo alla muralità degli imbrattamuri? Con senso della misura. E soprattutto con la voglia di migliorare un ambiente urbano. E non di devastarlo…

Se si dipingessero di bianco i muri della strada le cose sarebbero più facili…

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Già si sentono le prime…

… avvisaglie per cui l’Islam, con la “i” maiuscola, non ne vuole sapere dei “fratelli”, se così si possono chiamare, che hanno insanguinato le strade e le città della Francia e del resto del mondo.
Meno male?
Più che altro questo fatto, oltre al segno di rispetto di essere in chiesa per domenica, spiega che l’Islam è una religione come tutte le altre. Nel senso che non ha manie di grandezza come vogliono far credere sparuti e sparute minoranze.
L’Islam si difende benissimo da solo. Ma c’è una cosa da sottolineare: non siamo davanti a della gente che vuole conquistare il predominio ammazzando delle persone. Ma fisiologicamente convincendo. Come fanno tutti…
Non ne ho notizia certa, ma perfino i cristiani di cui io faccio parte svolgono il loro abbondante lavoro di ricerca di conversioni e di vocazioni. Fa parte del “gioco”.
Se ci fosse anche solo un musulmano in chiesa domenica, questo sarebbe il segno che si gioca tutti alla pari. Che c’è rispetto reciproco. E che ciascuno vuole solo la propria prosperità senza che l’altro, indispensabile per capire la propria appartenenza, posso averne più danno del consentito e del sopportabile.

Da cristiano dico:

احترام

(rispetto)

Ho già detto che l’Isis…

… è benvenuto se vuole dimostrare di essere un sistema di governo, e sottolineo di governo, migliore di tanti altri. Ma forse c’è stato un fraintendimento, vedendo tutti gli attentati che stanno capitando – e che si spera finiscano il prima possibile: fare dei morti e dei feriti non è prova di essere un buon governante. Ma solo uno dei tanti che non sa fare altro che ammazzare della gente per mano di soggetti a cui molto probabilmente, agevolati da favorevoli condizioni mentali, è stato fatto un completo lavaggio del cervello.
In questo momento dovrei sentire il coro, e seguirlo bene inteso, di tutti quelli che vogliono solo tonnellate e tonnellate di bombe sullo Stato islamico, a casa loro. Però chissà come mai c’è la fiducia di trovare delle orecchie aperte che capiscano di doverla smettere con attentati e quant’altro.
Solo qualcuno che non ha fatto i suoi debiti conti può sperare di combattere una guerra aspettando che l’Europa o l’America o qualsivoglia paese “inizino le danze”. Solamente un comandante con molti soldati al suo seguito sparsi per tutti i continenti, incapace di fare una guerra sui fatti e non sul sangue a volte totalmente innocente, può mettere in atto quello che sta dimostrando.

Sempre più ci si avvicina ad un punto di non ritorno. E sempre più si potrebbe dimostrare del sale in zucca e piantarla con degli attentati capaci solamente di rinsaldare le fila della gente innocente a cui capitano.
A fare quello che stanno facendo, gli jihadisti non fanno il loro vantaggio, ma solamente la firma per una condanna a morte. Le potenze democratiche non giocheranno in difesa in eterno. Prima o poi tutti, compreso chi vi sta scrivendo, saranno favorevoli, chi più chi meno e loro malgrado, a radere al suolo tutto quanto. A fare piazza pulita dell’Isis e di tutto quello che esso ha creato. E magari non sarebbe necessario, se gli jihadisti dimostrassero quello che dovrebbero nel più benefico e fruttifero senso della questione.
Se l’Isis vuole sopravvivere – e può farlo visto che ad un paese che non rompe le scatole a nessuno dello spazio glielo si può dare – la deve finire di fare quello che sta facendo. Deve iniziare a dare prova di essere non un sanguinario tagliagole di innocenti, ma un governante come tutti gli altri, capace di sedersi ad un tavolo e a discutere i problemi propri e altrui.
A fare l’assassino sono bravi tutti: basta un’arma ed una vittima. A fare il governante servono tante qualità, che potrebbero essere apprezzate e valorizzate da tutto il mondo: basta solo metterle in atto…

Ringraziando la CISL…

… per il quadro fornito in rete – e che si può trovare su questo link – non si può non partire dal fatto che pur trattandosi di una manovra legata ad una strettissima cerchia di persone sono sempre soldi che partono dal debito pubblico e finiscono nelle tasche degli italiani.
Siccome sono un italiano anche io, potrei starmene zitto e, se riscontrata la possibilità, intascare e ringraziare. Ma sarebbe troppo facile. Perché da soggetto che fa informazione non mi sentirei in pace con me stesso se non dicessi quello che sto per dire.
Innanzitutto, è bene rimarcarlo, si tratta di soldi che vengono dalle casse dello Stato. E da quale cassa potranno mai venire fuori se non giocando contabilmente con la percentuale massima del rapporto deficit/PIL, cioè il debito pubblico italiano? Credo nessun’altra.
Con questo si vuole dire che si tratta di manovra politica simil 80 famosi euro di questa legislatura? No. In questo caso si tratta di un progetto, che ancora legislativamente non è strutturato, per dare assistenza alle persone indigenti – che sono più di quanto si immagini, se si pensa che nella normalità le persone indigenti sono quelle più visibili che chiedono la carità nei modi più diversi, e il resto praticamente non lo si vede ma esiste ed è il resto dell’iceberg.
Questo progetto è una bella cosa. Veramente. E’ senso di attaccamento alla popolazione. La questione a ciò seguente è come la popolazione utilizzerà quei soldi che gli vengono senza aver fatto qualcosa di tangibile per meritarli. La povertà, è inutile negarlo, non è una bella cosa. Ma non sarebbe altrettanto bello se la maggior parte di quelle persone che prenderanno i soldi non faranno altro che sperperarli in lotterie o quant’altro che non è un mezzo di lotta alla povertà.
Cosa sto cercando di dire? Che la gente che percepisce questi soldi dovrebbe avere dei vincoli di spesa, magari tracciabili. In libertà assoluta di spesa non ci sarebbe in nessun modo un servizio alla povertà del paese, con l’aggravante che è tutto a carico dello Stato.
Se qualche politico sta ascoltando questo, faccia in modo di dare obbligatorietà, con libertà di scelta di negozi o altri esercizi, all’utilizzo da parte del cittadino di questi fondi. Perché se no sono in tutto e per tutto soldi buttati. Magari spendibili per dare lavoro e togliere ugualmente della povertà dal paese.

Siamo passati agli ottavi…

… del campionato Europeo.
Adesso vincere diventa la prerogativa massima. Non si può più sbagliare.
Rimane il fatto che questo torneo, più di altri, è maledetto. Ma adesso la cosa importante è dimostrare che lo sport è l’arma contro tutte le guerre. Che è meglio contendersi la situazione su un campo con delle regole certe e con un meccanismo di gioco che non ammette obiezioni.
Dispiace dirlo ma a scanso di altri attacchi da scongiurare – e bisogna ringraziare l’intelligence in generale con la sua azione repressiva e bonificatrice – l’Isis non ha vinto. Perché molto probabilmente tra i suoi propositi c’era quello di far saltare in aria, più o meno letteralmente, tutto l’Europeo quale simbolo della pace sportiva di tutti i paesi della Unione.
I giocatori hanno continuato e stanno continuando a giocare in nome dello sport. E del fatto che più si crea paura nell’uomo più si da a sua insaputa a quell’uomo la possibilità di mostrare che quella paura lo fa crescere, lo fa migliorare.
Si dovrebbe dare il Nobel per la pace al calcio perché in un momento tanto delicato non ci si è arresi di fronte alle minacce di quel terrorismo chiamato Isis. Si è combattuto e si combatte a colpi di intelligence e di polizia per garantire alle gente comune fuori gli stadi, e anche dentro gli stadi, il godimento di una occasione sportiva che per alcuni è solo una notizia da trattare come tante altre, mentre per molti è il coronamento della propria passione. E per questi ultimi non si può che avere il massimo rispetto.

Per gli altri pure?