Non si può evitare di…

… parlare di Olimpiadi. Anche se la domanda di oggi è contraria ad un qualsivoglia discorso sulle stesse.
Facciamo così: vi dico la mia opinione.
Le Olimpiadi sono indubbiamente un grande traguardo per uno sportivo. Ma a parere personale si è arrivati ad un carrozzone tale che ci sarebbe bisogno di dare una dovuta ridimensionata al tutto.
Fare un poco come si è fatto per gli Europei di calcio passati: tutto al riutilizzo.
Mi sto accaparrando le ire del comparto dell’edilizia, ma a tutto c’è un limite: non si può continuare a sperare che ci sia un paese più ricco, e bisogna sottolineare più salubre ecologicamente parlando, degli altri che organizzi i giochi. O se ci deve essere, va vincolato ad una quota di riutilizzo delle proprie strutture esistenti più di quanto esista al momento.

Una sorta di eco-giochi olimpici…

La domanda di oggi…

Ha senso, oltre che economicamente parlando, fare ancora i giochi olimpici?

Già si sentono le prime…

… avvisaglie per cui l’Islam, con la “i” maiuscola, non ne vuole sapere dei “fratelli”, se così si possono chiamare, che hanno insanguinato le strade e le città della Francia e del resto del mondo.
Meno male?
Più che altro questo fatto, oltre al segno di rispetto di essere in chiesa per domenica, spiega che l’Islam è una religione come tutte le altre. Nel senso che non ha manie di grandezza come vogliono far credere sparuti e sparute minoranze.
L’Islam si difende benissimo da solo. Ma c’è una cosa da sottolineare: non siamo davanti a della gente che vuole conquistare il predominio ammazzando delle persone. Ma fisiologicamente convincendo. Come fanno tutti…
Non ne ho notizia certa, ma perfino i cristiani di cui io faccio parte svolgono il loro abbondante lavoro di ricerca di conversioni e di vocazioni. Fa parte del “gioco”.
Se ci fosse anche solo un musulmano in chiesa domenica, questo sarebbe il segno che si gioca tutti alla pari. Che c’è rispetto reciproco. E che ciascuno vuole solo la propria prosperità senza che l’altro, indispensabile per capire la propria appartenenza, posso averne più danno del consentito e del sopportabile.

Da cristiano dico:

احترام

(rispetto)

In questo momento…

… la Brexit ha trovato attorno a se molta più attenzione di quanto ci si sarebbe aspettato. In parte perché non si credeva che la Brexit avrebbe vinto: una logica sotto un certo aspetto comprensibile non pensava che i cittadini della Gran Bretagna, presi tutti insieme, avrebbero fatto i bagagli da Bruxelles e Strasburgo dicendo ‘ciao ciao, ognuno per se’.
Adesso il fermento è forte. La gente è come se avesse sentito un terremoto molto forte, ma senza aver visto crepe nei muri o case crollate. Il terremoto è esperienza collettiva, ma i danni non si sono ancora visti. Perché più o meno questa è la situazione: prima che succeda, con la certezza che in un modo o nell’altro succeda, le regole del gioco per un grande insieme di persone stanno cambiando, e con esse parte delle regole, quasi indirettamente, di tutti gli altri.
Girovagando per i siti di informazione, qualcuno ha messo in cima al rullo delle notizie il pentimento di alcuni fermissimi sostenitori della Brexit. Ma serve a poco. E il motivo è che si può legittimamente seguire chi dice che ognun per sé è meglio. Ma poi a chi segue gli si deve spiegare che quando ti affacci al mondo reale, pieno di difficoltà e soprattutto con i problemi del garantire alla tua gente ciò che gli serve per vivere correttamente, devi avere le spalle larghe abbastanza. Altrimenti sei un morto che cammina.
E’ come la vita in famiglia. Se in una casa ci sono solo due persone quelle persone fanno per due, e con un poco di sforzo fanno per tre. Ma se sei solo, fai da solo. E se sei solo non puoi fare per due o per tre come alle volte è necessario. Puoi fare solo per uno, al massimo per uno e mezzo. Cioè non è sufficiente.

Se qualcuno può convincere ad un referendum di rettifica lo faccia. Prima che sia troppo tardi…

E’ un po’ sparare sulla…

… croce rossa, ma in senso negativo, fare del commento sul voto dei ballottaggi di ieri. Perché lo fanno tutti.
Ma ci si può provare…
Innanzitutto non si può prescindere dalla vittoria-sconfitta del voto di Roma. Perché da una parte Renzi ha perso, e che perdita, con il suo candidato Giachetti. Ma dall’altra ha vinto, perché adesso il lavoro sporco se lo beccano tutto il M5S e i suoi chiamiamoli ‘soci’.
Lo si può dire meglio: se da una parte Renzi deve assorbire un duro, forse troppo duro, colpo alla sua leadership politica con la sconfitta del suo candidato, oltre a tutte le altre sconfitte, dall’altra può tranquillamente dormire su due guanciali. Perché la gatta da pelare maggiore, anzi le gatte di Torino con la TAV e di Roma con Mafia Capitale e con i vari dissesti, senza dimenticare che dopo Ignazio Marino c’è stato un commissariamento, adesso se le prende il gruppo degli uomini che rispondono al grido di ‘onestà’.
E bisogna vedere se saranno abbastanza integri da sopportare i venti incrociati che soffiano implacabili all’interno di quei campi di gioco.
Si può certamente dover prendere dei tranquillanti, perché i sindaci vincenti potrebbero fare quello che altri sindaci non avrebbero potuto fare dato che tutti abbiamo una famiglia da sfamare e certe scelte magari ci pensi due volte prima di farle. Quindi viene difficile pensare che la spinta vitale di un sindaco sia eterna. Viene difficile non avere un certo grado di stizza nel sentire le parole altisonanti di rinnovamento e di cambiamento in realtà politiche dove esiste l’effetto gattopardo, dove tutto cambia perché nulla cambi.
Per il resto, come ha detto Mentana stamattina su RDS, la destra ha perso se stessa nel suo terreno di gioco maggiore, cioè il nord.
Si sta assistendo alla riorganizzazione della destra, cioè si vuole far vedere alla propria gente come è meglio essere di destra quando la sinistra sul campo non fa altro che cavolate?

A parte tutto, la speranza è che in qualcosa, anche se non tutto, riescano, questi nuovi sindaci targati M5S.
E che riescano a dare a chi viene dopo di noi, che è il soggetto più importante, un sistema e un mondo migliore.
In bocca al lupo, perché voi 5 Stelle ne avete bisogno.
Tanto…

Siamo passati agli ottavi…

… del campionato Europeo.
Adesso vincere diventa la prerogativa massima. Non si può più sbagliare.
Rimane il fatto che questo torneo, più di altri, è maledetto. Ma adesso la cosa importante è dimostrare che lo sport è l’arma contro tutte le guerre. Che è meglio contendersi la situazione su un campo con delle regole certe e con un meccanismo di gioco che non ammette obiezioni.
Dispiace dirlo ma a scanso di altri attacchi da scongiurare – e bisogna ringraziare l’intelligence in generale con la sua azione repressiva e bonificatrice – l’Isis non ha vinto. Perché molto probabilmente tra i suoi propositi c’era quello di far saltare in aria, più o meno letteralmente, tutto l’Europeo quale simbolo della pace sportiva di tutti i paesi della Unione.
I giocatori hanno continuato e stanno continuando a giocare in nome dello sport. E del fatto che più si crea paura nell’uomo più si da a sua insaputa a quell’uomo la possibilità di mostrare che quella paura lo fa crescere, lo fa migliorare.
Si dovrebbe dare il Nobel per la pace al calcio perché in un momento tanto delicato non ci si è arresi di fronte alle minacce di quel terrorismo chiamato Isis. Si è combattuto e si combatte a colpi di intelligence e di polizia per garantire alle gente comune fuori gli stadi, e anche dentro gli stadi, il godimento di una occasione sportiva che per alcuni è solo una notizia da trattare come tante altre, mentre per molti è il coronamento della propria passione. E per questi ultimi non si può che avere il massimo rispetto.

Per gli altri pure?