In America succede che…

… si sta scegliendo il nuovo presidente degli Stati Uniti. E i due principali partiti, quello repubblicano e quello democratico, stanno cercando, in alcuni casi avendolo trovato, il proprio candidato unico.
Per i democratici sembrerebbe esserci Hillary Clinton. Per i repubblicani Donald Trump.
La sfida adesso, prima delle elezioni, è vedere chi accontenterà di più l’elettorato. Non convincendolo, ma dicendo quello, come deve essere, che vuole sentirsi dire.
In questo Trump è davvero un genio, perché se nel paese c’è caos con le stragi e con la questione delle persone di colore, via libera alle armi. E soprattutto via libera alla più assoluta soddisfazione della pancia degli elettori, che nella quasi totalità dei casi è ciò che conta davvero – e noi italiani nella storia recente ne sappiamo qualcosa.
C’è poi un’altra cosa da non sottovalutare: le capacità marketinghiane di Trump. Perché da uomo di commercio sa quello che una persona vuole per sentirsi appartenente ad un gruppo, ad un insieme di soggetti. Anche se nella materialità della vita significa unicamente una maglietta o un cappellino con la scritta giusta o con il simbolo giusto: la solitudine diffusa di una persona può fare da appiglio alla convinzione di essere per un candidato, per un soggetto.
Tutto sarà capire come Hillary Clinton, con l’aggravante di essere una donna e in questo caso la prima donna a sedere nella Casa Bianca, controbatterà alla quasi smisurata potenza di cui Trump dispone. E a ben vedere non è una guerra persa in partenza, perché basta colpire al giusto target di opinion leader o fare occupazione regolare delle adeguate casematte del potere e Trump può colpire alla pancia della gente quanto vuole ma alla fine quello che otterrà sarà soltanto una epidemia di indigestioni. Per non parlare delle ulcere allo stomaco e degli attacchi di stitichezza…

Piccolo particolare: ce la faranno i due candidati fra le tante cose ad andare a far votare la gente?

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Ringraziando la CISL…

… per il quadro fornito in rete – e che si può trovare su questo link – non si può non partire dal fatto che pur trattandosi di una manovra legata ad una strettissima cerchia di persone sono sempre soldi che partono dal debito pubblico e finiscono nelle tasche degli italiani.
Siccome sono un italiano anche io, potrei starmene zitto e, se riscontrata la possibilità, intascare e ringraziare. Ma sarebbe troppo facile. Perché da soggetto che fa informazione non mi sentirei in pace con me stesso se non dicessi quello che sto per dire.
Innanzitutto, è bene rimarcarlo, si tratta di soldi che vengono dalle casse dello Stato. E da quale cassa potranno mai venire fuori se non giocando contabilmente con la percentuale massima del rapporto deficit/PIL, cioè il debito pubblico italiano? Credo nessun’altra.
Con questo si vuole dire che si tratta di manovra politica simil 80 famosi euro di questa legislatura? No. In questo caso si tratta di un progetto, che ancora legislativamente non è strutturato, per dare assistenza alle persone indigenti – che sono più di quanto si immagini, se si pensa che nella normalità le persone indigenti sono quelle più visibili che chiedono la carità nei modi più diversi, e il resto praticamente non lo si vede ma esiste ed è il resto dell’iceberg.
Questo progetto è una bella cosa. Veramente. E’ senso di attaccamento alla popolazione. La questione a ciò seguente è come la popolazione utilizzerà quei soldi che gli vengono senza aver fatto qualcosa di tangibile per meritarli. La povertà, è inutile negarlo, non è una bella cosa. Ma non sarebbe altrettanto bello se la maggior parte di quelle persone che prenderanno i soldi non faranno altro che sperperarli in lotterie o quant’altro che non è un mezzo di lotta alla povertà.
Cosa sto cercando di dire? Che la gente che percepisce questi soldi dovrebbe avere dei vincoli di spesa, magari tracciabili. In libertà assoluta di spesa non ci sarebbe in nessun modo un servizio alla povertà del paese, con l’aggravante che è tutto a carico dello Stato.
Se qualche politico sta ascoltando questo, faccia in modo di dare obbligatorietà, con libertà di scelta di negozi o altri esercizi, all’utilizzo da parte del cittadino di questi fondi. Perché se no sono in tutto e per tutto soldi buttati. Magari spendibili per dare lavoro e togliere ugualmente della povertà dal paese.

E’ una verità assoluta…

… che nella vita tutti sono utili ma nessuno è indispensabile.
Dopo qualche giorno dal referendum britannico si ha la sensazione che oramai i giochi siano fatti. E la Gran Bretagna sia solo un qualcosa di estraneo, di concorrente.
L’Europa di certo rimpiange la presenza-assenza del collega oltre Manica. Ma come in tutte le cose bisogna andare avanti. E sotto questo versante non è del tutto senza fondamenta la richiesta di non accogliere una partnership con l’ex membro indipendente dell’Europa.
Piange lievemente il cuore a dover dire addio, ma è inevitabile.
La questione adesso è cosa ne sarà del resto di Europa. E in questo caso saltano fuori tutte le forze politiche indipendentiste che rivorrebbero battere moneta e controllare autonomamente i confini. Naturalmente non entro nella accettabilità o meno di questo pensiero, visto che esiste una libertà di espressione. Ma la domanda è una: si vuole davvero pensare che il Regno Unito possa essere esempio di prosperità fuori dall’area Euro? Nel senso: un altro paese meno esteso ce la farebbe a stare e camminare sulle proprie gambe?
Ritornando all’Europa, come già detto su queste pagine sarà necessario rimboccarsi le maniche, dal più piccolo comune fino al maggiore degli stati – cioè la Germania. E sotto sotto il riuscire a sopravvivere scansando tutta quella gente che non pensa al futuro del proprio paese ma alla comodità della routine del passato, fatta di una moneta propria, e nel caso dell’Italia con pesanti colpi di svalutazione per rendere il mercato competitivo, e di un destino autonomo potrebbe essere segno di una maturità altrimenti trovabile negli Stati Uniti. E cioè una cosa che accresce enormemente la stima esterna.
Si può anche uscire facendo una scelta di campo. Però alla fine non sarebbe molto bello provare la ‘miseria’ dell’isolazionismo e tornare piangenti a Bruxelles per chiedere di ritornare al tavolo delle trattative. Credo che in questo momento la Gran Bretagna stia ancora nella ‘droga’ Euro. Finita quella, benvenuta realtà.

Io mi chiedo dove li troveremmo noi italiani i metalli e le logistiche per ritornare ad essere il paese della lira…

Parlando di Brexit…

… non si può non cominciare dicendo che è una scelta legittima. Perché la gente del Regno Unito può non voler avere a che fare con la gente d’Europa. Cosi come in questi anni recenti si sono visti pezzi di paesi votare per l’autonomia dalla madrepatria.
Poi si può dire la propria preferenza. Ma dirla e basta mi sembra poco. Bisogna prima partire nel dire cosa comporta una scelta rispetto a quell’altra.
Il si alla Brexit vorrebbe dire che il Regno Unito, volente o nolente, deve rimboccarsi le maniche fino alle spalle e ritrovare una propria autonomia, pur avendone già una sia chiaro. Ma in quel momento, dopo l’uscita, si vedrà se le ‘voglie’ della gente corrispondono sui mercati e nell’economia all’autosufficienza. Il si vorrebbe dire che la gente reputa il proprio regno capace di fronteggiare senza l’aiuto diretto di nessuno il mondo intero. Magari sull’onda di un ricordo del passato fatto di gloria e di onori.
Non vuole essere questa una critica per facilitare il no, ma la pura e semplice verità. Che è applicabile perfino a noi italiani con ogni tanto la voglia di levarci dall’Europa per i troppi vincoli: ce la potremmo fare a fronteggiare il mondo intero da soli?
Il no alla Brexit non cambierebbe nulla.
O quasi.
Perché se vincesse, ci sarebbe per i mercati mondiali la consapevolezza che l’Europa per come la si conosce non è quell’insieme di coesione tanto vantato, ma solo un palazzo con tante bandiere che al suo interno ha della gente che conta pochissimo. In più da Bruxelles e Strasburgo dovrebbero inventarsi qualcosa che valorizzi l’esserci, piuttosto che il contrario, dentro l’Unione.
A conti fatti, il danno è servito. Se il Regno Unito esce, l’Europa deve rimboccarsi le maniche se non pari più dell’Inghilterra, tanto per l’economia quanto per la coesione interna. Se il Regno Unito rimane, la sua gente dovrà digerire la sconfitta, e mentre digerisce magari avrà a schifo tutti gli europei. In più, nel mondo, non si crederà ad una Europa unita, ma a qualcos’altro da definire.

Naturalmente le due parti non sono delle sprovvedute. E per tirare avanti il carrozzone sfodereranno le armi migliori, tenute da parte per le occasioni straordinarie.

Io personalmente credo ad un’Europa come ad un’occasione, non un peso. Un peso per certi versi e per alcuni lo può essere, è innegabile.
Ma per il resto: perché non esserci? E’ lo stesso motivo per cui assaggiare un piatto nuovo non vuol dire rinnegare tutte le proprie preferenze: può essere qualcosa in aggiunta.

E’ un fatto importante…

… quello dei trenta e passa feriti in Francia per l’Europeo di calcio. Ma in Italia in questo momento noi italiani abbiamo un problema molto grosso, che riguarda in particolar modo il Sud: il troppo caldo.
Mentre in Nord suo malgrado si differenza per l’essere sotto la pioggia, con la paura che i fiumi in particolar modo il Po possano esondare, il Sud Italia si trova attanagliato in una morsa di caldo, che in un certo qual modo ricorda la bolla sahariana che colpì il paese per tutta l’estate e oltre diversi anni fa.
La cosa che è giusto sottolineare è il dover distinguere tra ciò che crea madre natura da ciò che crea l’uomo nelle zone con il problema del caldo. Non si può lasciare da parte che ci sono i cosiddetti piromani, i quali approfittando del caos in cui le forze di sicurezza del paese si trovano “lavorano” alla creazione di terreni agricoli o edificabili laddove c’è bosco o boscaglia. Semplicemente creando un incendio doloso laddove può sembrare naturale.
Non è compito di un blogger ricordare che queste persone sono da denunciare. Ma è compito dire che non si può lasciare alla mala gestione della gente avida di denaro il territorio del paese. Beninteso: ognuno della propria terra può fare quello che vuole, ma dovrebbe capire che vale molto di più per l’intero paese un albero vivo che una casa non affittata e non smerciata nel mercato.
Non si può sempre più costringere le stesse aree boschive di sempre a fare tutto il lavoro di depurazione dell’aria e di creazione dell’ossigeno necessario per la sopravvivenza umana.

Perché non insegnare alla gente il rispetto delle piante, anche quelle che non sono di propria proprietà?
Una pianta sana è una fonte di reddito per tutti. In termini di aria respirabile, si intende…

La partita di ieri sera…

… confessando di averla mancata, è stata recensita molto bene. Sembrerebbe che Antonio Conte ha fatto resuscitare una squadra che era praticamente decotta. Ma basterà a far vincere gli italiani? O per lo meno: una vittoria italiana sarebbe una vittoria di cui potersi ricordare, o saranno più marcati nelle cronache e nella storia la violenza che in tutta la Francia spopola letteralmente?
Un piccolo ringraziamento va alle forze di polizia che stanno facendo il possibile per garantire l’ordine non soltanto della gente comune, ma anche dei tifosi e degli ospiti nella nazione per disputare le partite.
Calciatori soprattutto, visto che un attentato proprio a loro sarebbe davvero la miccia che farebbe brillare la carica della violenza in tutta l’Europa, sperando che non si scateni in tutto il mondo.

L’Isis, pur se guerrafondaia e molto violenta, sa bene che un colpo tanto pesante per la sua situazione comporterebbe come minimo una sana bomba atomica entro 24 ore. E non soltanto da una direzione sola, ma da tante parti.
Se mi fosse possibile parlare con l’Isis mi piacerebbe dire molto volentieri una frase tratta dal film “Il malato immaginario” con Alberto Sordi: il mondo lo si cambia non con le bombe – che inevitabilmente ti cascano addosso se a tua volta te le vai a cercare – ma con le idee.
Se voi dell’Isis avete una idea di mondo che può essere rivoluzionaria, bussate alle porte del mondo e guadagnatevi uomo dopo uomo la vostra influenza. Scatenare il terrore è troppo facile: conquistatevi il vostro posto al sole come fanno tutti, cioè faticando. E non distruggendo.

Si può parlare del fatto…

… che questo ballottaggio ancora sembra non partire, visto che ancora di fatti clamorosi non ne sono successi a parte l’ospitata di Virginia Raggi a Ballarò su Raitre con replicanti e controreplicanti. Ma forse è meglio lasciar perdere a aspettare, si spera, che la pentola sul fuoco delle elezioni italiane arrivi a bollore e si possano sentire gli schizzi dell’acqua fuori dalla pentola.
Si potrebbe parlare del fatto che la giustizia italiana continua ad arrancare quando si tratta di fare luce su misteri più o meno italiani, in attesa di una parola definitiva per tanta gente che più o meno coinvolta vuole sapere la stramaledetta e agognatissima verità. Ma la giustizia ha i suoi tempi ed è forse meglio che certe cose siano si rincorse dai media, ma praticamente fini a se stesse. Ad unico beneficio dei lettori che vogliono sapere quello che succede e quando sta succedendo.
Le cose da elencare e di cui si può parlare sono diverse. Con un solo scopo però ve n’è la parola: non c’è praticamente nulla di interessante di cui parlare. Il vuoto pneumatico è davvero troppo, per non dire tanto.

Però forse una cosa di cui si può parlare c’è: se state andando in vacanza e non potete portare con voi il vostro amico a quattro zampe, non fate la “furbata” di lasciarlo in mezzo ad una strada. Un amico fidato come lui non merita un trattamento simile. Ci sono tanti modi di farlo stare “bene” durante le ferie in vacanza.
Non abbandonateli…