Riguardo il voto amministrativo…

Per alcune realtà territoriali italiane è diventato necessario cambiare la propria amministrazione. Cioè ci vuole un sindaco o un governante diverso da quello che c’è stato finora. Quindi si vota, si va a votare. Ognuno al proprio seggio con la propria tesserina elettorale che puntualmente per la maggior parte delle persone è qualcosa di introvabile in casa propria, perché la si è nascosta o inquattata talmente bene che non la si riesce a trovare. Eppure ciascuno di noi quando l’ha messa in quel angolino o in quel posto sapeva perfettamente che la metteva li. Ma alla fine c’è più o meno da fare la fila all’ufficio elettorale per aver una nuova tessera che si spera non faccia la fine di quella vecchia. Perché oltre a far fare una figuraccia all’ufficio elettorale se ogni volta la si deve andare a rifare, puntualmente si perde anche quella e magari salta fuori quella vecchia, o una di quelle vecchie a seconda dei casi, che è inutilizzabile perché ogni nuova tessera annulla quella vecchia. QUINDI CASINO A GO GO!!!

Dall’altra parte però ci sono i candidati, cioè quelli da votare nella cabina elettorale. Ed è a loro che si rivolge la lettera di oggi:

Cari candidati,
voi siete sotto un certo aspetto la speranza di un futuro se diverso in alcuni casi, se sullo stesso binario del passato nel resto dei casi.
Avete, o per meglio dire avrete, la responsabilità di governare al posto di chi ha già fatto il proprio lavoro e adesso lascia o si ripresenta secondo la legge che regola le candidature. Voi avete promesso in alcuni casi mari e monti, in altri qualcosa di concreto, e per il resto avete cercato di raccogliere voti per arrivare alla agognata carica. Ma siccome stiamo arrivando al momento topico di tutto quello che avete lavorato durante la campagna elettorale, cerchiamo di intenderci: il voto arriva, ma voi siete pronti?
Questo è un piccolo particolare da non sottovalutare. Dovete essere li pronti a far lavorare le macchine amministrative che andrete a ricoprire. Non solo a fare come ha fatto, sembra, un famoso ex sindaco di Roma che pagava con il Comune cose che il Comune non poteva pagare.
Non c’è bisogno di fare più del necessario, ma semplicemente essere qualcuno di cui fidarsi e che sia pronto ad ascoltare la propria comunità per provare, giustamente senza in alcuni casi possibilità effettiva di successo, a risolvere i problemi che di volta in volta dovranno essere affrontati.
In poche parole siate dei bravi amministratori, che se lo sarete di certo anche chi nega l’evidenza per ovvi motivi dovrà sotto un certo angolino dire che voi avete fatto il vostro lavoro. Ne più ne meno.
In bocca al lupo a tutti voi.
E buon lavoro

Cordialmente
Matteo

Poteva il Papa essere…

… meno chiaro? No.
Questa guerra in corso non ha nulla a che fare con le religioni. L’islam è un ostaggio, se cosi lo si può chiamare, di tutto l’Isis. E molti islamici di certo sentono la vergogna di dover essere emarginati per colpa di tutti quelli che in nome del loro dio fanno quello che stanno facendo.
A loro, a tutti quei musulmani che cercano semplicemente un angolo di sole in cui essere se stessi e rifuggono tutto questo schifo messo in piedi nel nome del loro dio va la personalissima comprensione.

Anche il Califfato cerca il suo posto al sole. E sembrerebbe puntare tutto su attentati più o meno diretti di provenienza. E li sta scatenando in tutto il mondo. Ma non hanno fatto i conti con il semplice particolare che nella vita ci si abitua a tutto. Perfino alle bombe. E siccome credo di non essere l’unico che guarda i telegiornali, a forza di fare attentati non si può che relegarli nella cronaca spicciola. E non più nella più potente e strillata prima pagina. L’Isis non ha fatto i conti che la gente oramai è assuefatta a tutti gli attentati che succedono. E fatto importante non ha più paura, ma al massimo fastidio e giusto cordoglio per tutti i collaterali colpiti dall’attentato di turno.
Brutto da dire, o forse bello, ma l’Isis sta facendo la sua più lenta e totale scomparsa dall’attenzione principale della gente.

In America succede che…

… si sta scegliendo il nuovo presidente degli Stati Uniti. E i due principali partiti, quello repubblicano e quello democratico, stanno cercando, in alcuni casi avendolo trovato, il proprio candidato unico.
Per i democratici sembrerebbe esserci Hillary Clinton. Per i repubblicani Donald Trump.
La sfida adesso, prima delle elezioni, è vedere chi accontenterà di più l’elettorato. Non convincendolo, ma dicendo quello, come deve essere, che vuole sentirsi dire.
In questo Trump è davvero un genio, perché se nel paese c’è caos con le stragi e con la questione delle persone di colore, via libera alle armi. E soprattutto via libera alla più assoluta soddisfazione della pancia degli elettori, che nella quasi totalità dei casi è ciò che conta davvero – e noi italiani nella storia recente ne sappiamo qualcosa.
C’è poi un’altra cosa da non sottovalutare: le capacità marketinghiane di Trump. Perché da uomo di commercio sa quello che una persona vuole per sentirsi appartenente ad un gruppo, ad un insieme di soggetti. Anche se nella materialità della vita significa unicamente una maglietta o un cappellino con la scritta giusta o con il simbolo giusto: la solitudine diffusa di una persona può fare da appiglio alla convinzione di essere per un candidato, per un soggetto.
Tutto sarà capire come Hillary Clinton, con l’aggravante di essere una donna e in questo caso la prima donna a sedere nella Casa Bianca, controbatterà alla quasi smisurata potenza di cui Trump dispone. E a ben vedere non è una guerra persa in partenza, perché basta colpire al giusto target di opinion leader o fare occupazione regolare delle adeguate casematte del potere e Trump può colpire alla pancia della gente quanto vuole ma alla fine quello che otterrà sarà soltanto una epidemia di indigestioni. Per non parlare delle ulcere allo stomaco e degli attacchi di stitichezza…

Piccolo particolare: ce la faranno i due candidati fra le tante cose ad andare a far votare la gente?

Si potrebbero scrivere…

… righe su righe, concetti su concetti riguardo quello che è successo e che continua a succedere, vedi il caso ad Orlando in America, su stragi e rivendicazioni.
Quello che francamente stupisce è il fatto che ci si affida al mitra fuori da casa propria quando si è padroni di finanziamenti così ingenti da potersela comprare la terra che si conquista con il coltello in mezzo ai denti.
Detto così ha una sua complessità. Andiamo passo per passo…
La prima parte è dire che da qualche parte i soldi per le armi i terroristi li trovano. Quello che non si capisce è come mai invece che comprare un chilo di esplosivo al plastico e tutto il resto dell’equipaggiamento non si radunano tutti i soldi da tutte le parti del mondo in cui sono distribuiti e non si va da un governo e gli si chiede di comprare dei territori.
Non ci credo che un paese pur di fare cassa non accetti di vendere laddove magari la penetrazione culturale dei compratori è più forte, e non ci sarebbe violenza nel passare da un governo ad un altro. Ma ci sarebbe per il governo venditore difficoltà di controllo e di mantenimento dell’ordine.
Perché in fondo l’Isis, a scanso di legittimazioni al 100%, sembra volere solo una terra sua. Tra tutte le cose. Ciò che è illegittimo e illegale va combattuto, su questo non ci piove. Ma se poi ci si deve ridurre a fare guerre su guerre con morti su morti, perché l’Isis non ha avuto l’intelligenza di farsi imprenditore e non guerrafondaio? Perché non si è messo alla pari di un altro governo e non ha dimostrato di essere più bravo sulla base dei fatti e non sugli attentati che bestialmente ha messo in atto in giro per il mondo?
Facendo in questo modo non fa altro che il suo svantaggio, perché se ha una idea di mondo vivibile che altri paesi possono copiare, magari anche solo per un particolare tra migliaia di sbagliati per altre realtà nazionali e continentali, dovrebbe far vedere di essere capace di portarlo avanti. E non lanciare allo sbaraglio delle persone farcite di esplosivo o con un mitra carico, con lo scopo di creare il terrore intorno a loro.

Diciamocelo francamente: a fare l’attentatore, coraggio a parte, e a far fare l’attentatore sono bravi tutti. A fare il guerrafondaio basta avere la lingua svelta per convincere un esercito: una cosa che si può imparare.
A fare il capo di stato non sono bravi tutti. Ma è la sfida più affascinante che si potrebbe lanciare al mondo intero. Sempre se la terra dove farlo non devi conquistarla con un fiume di sangue…

Alla fine dei conti…

… il Mein Kampf di Adolf Hitler è un libro.
Forse si fa passare questo particolare sotto traccia.
E come tutti i libri, tranne qualche parte di lettori che ne possono essere ipnotizzati dalle parole e dai concetti, un buon lettore sa, forse è meglio dire un buon intellettuale, che bisogna trattarlo nei dovuti modi.
Ma non evitando di sgualcire le pagine o la copertina. Si tratta dell’essere una fonte di informazioni.
E’ come dire che siccome sui giornali escono le notizie dei femminicidi allora dopo averli letti si può provare l’ebrezza di ammazzare la propria moglie o la propria compagna, facendo anche piazza pulita della figliolanza per finire sicuramente in cronaca su giornali e tg.
Quindi se si vuole fare un buon servizio alla cultura italiana, come è stato certamente l’intento di Sallusti con questo progetto editoriale, si faccia sapere da fonti autorevoli nei desertici talk show italiani delle reti maggiori come trattare quel libro, piuttosto che farne una pietra di scandalo più di quanto possa essere.
Beneinteso: una pietra di scandalo lo è, vista la reputazione dell’autore.
Ma per sapere se l’alcool fa male al proprio organismo, mi si scusi il paragone, i modi sono due: o te lo dice un medico prima se puoi bere o meno, in questo caso spiegare il libro per quelli che vogliono leggerlo, oppure bevi a rischio della tua salute mettendo in conto di poterti sentire male, forse morire.

Credo sinceramente saranno in pochi a voler rischiare la propria tranquillità mentale per un libro “pericoloso”. Quindi nell’aria c’è certamente fame di analisi e commento su questo oggetto di scandalo, che è il libro di Hitler.
La curiosità sarà vedere se l’appello al mondo della conoscenza verrà ascoltato. E se non ci si continuerà a rinchiudere nelle segrete stanze degli atenei.

Magari anche dicendo un no motivato ad un eventuale acquisto in libreria dopo l’edizione de “Il Giornale”…