Sono passati dei giorni da quando…

è arrivata la notizia. E soprattutto ho potuto sentire Gene Gnocchi via tweet dire che lui era una delle poche persone che conosceva quello di cui parlava. Purtroppo un grande della televisione e dello spettacolo nella accezione più ampia ed inclusiva possibile è venuta a mancare. E quella persona è Paolo Limiti. È per lui la lettera di oggi.

Caro Paolo,
adesso ti aspetta solo Renzo Arbore e pochi altri che hanno fatto la storia della televisione. Boncompagni è andato. Tu sei andato. Rimangono qui da noi Mogol e altri sparuti come Falqui e Giannini. Grandi personaggi che stanno continuando ad ingannare la morte mentre tu non ce l’hai fatta. Ed hai dovuto lasciarci.
Io grazie a te ho conosciuto periodi musicali della storia italiana che altrimenti da classe 1984 non avrei potuto assaporare. E grazie a te tanti italiani hanno potuto passare il loro pomeriggio italiano nel passato prima di internet in allegria e senza per forza avere degli scandali a cui appellarsi come adesso la televisione italiana sta proseguendo a coronare.
Ti prego: dirigi bene Teleparadiso. Sono sicuro che il Padreterno ti ha già dato da dirigere il canale. Fatti valere.
E soprattutto: mi mancherai.
Tuo Carissimo
Matteo

Riguardo il voto amministrativo…

Per alcune realtà territoriali italiane è diventato necessario cambiare la propria amministrazione. Cioè ci vuole un sindaco o un governante diverso da quello che c’è stato finora. Quindi si vota, si va a votare. Ognuno al proprio seggio con la propria tesserina elettorale che puntualmente per la maggior parte delle persone è qualcosa di introvabile in casa propria, perché la si è nascosta o inquattata talmente bene che non la si riesce a trovare. Eppure ciascuno di noi quando l’ha messa in quel angolino o in quel posto sapeva perfettamente che la metteva li. Ma alla fine c’è più o meno da fare la fila all’ufficio elettorale per aver una nuova tessera che si spera non faccia la fine di quella vecchia. Perché oltre a far fare una figuraccia all’ufficio elettorale se ogni volta la si deve andare a rifare, puntualmente si perde anche quella e magari salta fuori quella vecchia, o una di quelle vecchie a seconda dei casi, che è inutilizzabile perché ogni nuova tessera annulla quella vecchia. QUINDI CASINO A GO GO!!!

Dall’altra parte però ci sono i candidati, cioè quelli da votare nella cabina elettorale. Ed è a loro che si rivolge la lettera di oggi:

Cari candidati,
voi siete sotto un certo aspetto la speranza di un futuro se diverso in alcuni casi, se sullo stesso binario del passato nel resto dei casi.
Avete, o per meglio dire avrete, la responsabilità di governare al posto di chi ha già fatto il proprio lavoro e adesso lascia o si ripresenta secondo la legge che regola le candidature. Voi avete promesso in alcuni casi mari e monti, in altri qualcosa di concreto, e per il resto avete cercato di raccogliere voti per arrivare alla agognata carica. Ma siccome stiamo arrivando al momento topico di tutto quello che avete lavorato durante la campagna elettorale, cerchiamo di intenderci: il voto arriva, ma voi siete pronti?
Questo è un piccolo particolare da non sottovalutare. Dovete essere li pronti a far lavorare le macchine amministrative che andrete a ricoprire. Non solo a fare come ha fatto, sembra, un famoso ex sindaco di Roma che pagava con il Comune cose che il Comune non poteva pagare.
Non c’è bisogno di fare più del necessario, ma semplicemente essere qualcuno di cui fidarsi e che sia pronto ad ascoltare la propria comunità per provare, giustamente senza in alcuni casi possibilità effettiva di successo, a risolvere i problemi che di volta in volta dovranno essere affrontati.
In poche parole siate dei bravi amministratori, che se lo sarete di certo anche chi nega l’evidenza per ovvi motivi dovrà sotto un certo angolino dire che voi avete fatto il vostro lavoro. Ne più ne meno.
In bocca al lupo a tutti voi.
E buon lavoro

Cordialmente
Matteo

E’ una verità assoluta…

… che nella vita tutti sono utili ma nessuno è indispensabile.
Dopo qualche giorno dal referendum britannico si ha la sensazione che oramai i giochi siano fatti. E la Gran Bretagna sia solo un qualcosa di estraneo, di concorrente.
L’Europa di certo rimpiange la presenza-assenza del collega oltre Manica. Ma come in tutte le cose bisogna andare avanti. E sotto questo versante non è del tutto senza fondamenta la richiesta di non accogliere una partnership con l’ex membro indipendente dell’Europa.
Piange lievemente il cuore a dover dire addio, ma è inevitabile.
La questione adesso è cosa ne sarà del resto di Europa. E in questo caso saltano fuori tutte le forze politiche indipendentiste che rivorrebbero battere moneta e controllare autonomamente i confini. Naturalmente non entro nella accettabilità o meno di questo pensiero, visto che esiste una libertà di espressione. Ma la domanda è una: si vuole davvero pensare che il Regno Unito possa essere esempio di prosperità fuori dall’area Euro? Nel senso: un altro paese meno esteso ce la farebbe a stare e camminare sulle proprie gambe?
Ritornando all’Europa, come già detto su queste pagine sarà necessario rimboccarsi le maniche, dal più piccolo comune fino al maggiore degli stati – cioè la Germania. E sotto sotto il riuscire a sopravvivere scansando tutta quella gente che non pensa al futuro del proprio paese ma alla comodità della routine del passato, fatta di una moneta propria, e nel caso dell’Italia con pesanti colpi di svalutazione per rendere il mercato competitivo, e di un destino autonomo potrebbe essere segno di una maturità altrimenti trovabile negli Stati Uniti. E cioè una cosa che accresce enormemente la stima esterna.
Si può anche uscire facendo una scelta di campo. Però alla fine non sarebbe molto bello provare la ‘miseria’ dell’isolazionismo e tornare piangenti a Bruxelles per chiedere di ritornare al tavolo delle trattative. Credo che in questo momento la Gran Bretagna stia ancora nella ‘droga’ Euro. Finita quella, benvenuta realtà.

Io mi chiedo dove li troveremmo noi italiani i metalli e le logistiche per ritornare ad essere il paese della lira…

Mi è stato chiesto…

… cosa penso io degli inglesi. E ben volentieri rispondo…
Principalmente sono delle persone ragionevoli. Perché a leggere il sito de “La Stampa” di oggi, in questa notizia, hanno capito la cosa che ho sempre detto. Cioè che l’Europa è una occasione da sfruttare. Non secondo quello che si può configurare come uno sfruttamento intensivo. Ma detto molto più semplicemente: gli obblighi se non leggermente maggiori sono pari ai vantaggi che non si avrebbero continuando a vivere in un passato si glorioso ma inadeguato ad un presente galoppante.
Mettersi a sfidare il globo senza reti di protezione è come fare il trapezzista per la prima volta senza sicurezze per la propria incolumità.
Se ci si pensa un attimo è una legge di mercato oltre che di natura che ci si unisca da singoli in un fronte comune per affrontare le sfide quotidiane. E la Gran Bretagna, prima di questo sfiorato, è proprio il caso di dirlo, 51% di uscita dalla Ue, aveva capito che tipo di affare sarebbe stato avere al proprio fianco tutti riuniti insieme i paesi del Vecchio Continente.

Molto probabilmente un loquace economista avrà fatto capire agli inglesi che guaio stanno correndo nel non essere dentro la Ue.
Adesso la parola al Parlamento inglese per decidere sul prossimo referendum…

Per tutti quelli che volessero sapere come sono le procedure di uscita dalla UE ecco provvidenziale la pagina Wikipedia che descrive le tappe del distacco.

Il sito di “La Repubblica”…

… oggi è davvero scoppiettante. Da una parte si può vedere che si Raiuno Vespa si mette a litigare con un ospite (Qui il link per vederlo) – anche se si tratta di Brunetta, che è un ospite come tutti ma ha le sue lievi intemperanze – e su La7 Monti viene trattato poco educatamente nello ‘Speciale TG La7’ di Enrico Mentana (Questo il link per vedere il video).
La questione che si pone è di pochissima importanza, perché adesso il vecchio continente in cui noi siamo inseriti ha ben altri problemi molto più gravi della televisione italiana e le sue scintille. Servirebbero alte competenze di finanza e di economia interna per fare un commento ragionato sulla Brexit. Si può al massimo dire che gli inglesi sono un esempio di alta politica, per il semplice motivo di aver visto le dimissioni del premier inglese dopo la sua chiara adesione al no della Brexit: in Italia questo succederebbe? E in ultima battuta si spera che la transazione da collegato a scollegato del Regno Unito non abbia delle conseguenze di tipo, se cosi si può chiamarlo, razziale.
Solo una affermazione: nei talk show italiani a mia memoria – e sarebbe gradita una smentita da parte di voi lettori se avete testimonianza di materiale litigareccio – non si vedeva litigare così furiosamente da tanto tempo. Forse nell’era Berlusconi si vedevano certe cose. Al massimo nel passato recente, ma non troppo recente…
Con la galoppante inflazione degli ascolti di talk show questa può essere una leggera scossa. Perché se si attira gente con la speranza che perfino il più pacifico dei conduttori come Bruno Vespa possa dare in escandescenza il talk tiene la gente incollata al video.
Ma non solo: basta anche qualche problema di regia per dare al pubblico qualcosa di cui twittare con gli amici e principalmente in pubblico. Fare un annuncio in tal senso a tutti i padroni di casa di talk show? Forse, ma certamente senza lasciar andare la corretta conduzione di un salotto.

E’ stato bello diverse settimane fa vedere Costanzo su Rete 4 che minacciava la produzione del suo talk perché non abbassava l’aria condizionata…
E come lo applaudiva il suo pubblico quando ha fatto in diretta l’annuncio!

Parlando di Brexit…

… non si può non cominciare dicendo che è una scelta legittima. Perché la gente del Regno Unito può non voler avere a che fare con la gente d’Europa. Cosi come in questi anni recenti si sono visti pezzi di paesi votare per l’autonomia dalla madrepatria.
Poi si può dire la propria preferenza. Ma dirla e basta mi sembra poco. Bisogna prima partire nel dire cosa comporta una scelta rispetto a quell’altra.
Il si alla Brexit vorrebbe dire che il Regno Unito, volente o nolente, deve rimboccarsi le maniche fino alle spalle e ritrovare una propria autonomia, pur avendone già una sia chiaro. Ma in quel momento, dopo l’uscita, si vedrà se le ‘voglie’ della gente corrispondono sui mercati e nell’economia all’autosufficienza. Il si vorrebbe dire che la gente reputa il proprio regno capace di fronteggiare senza l’aiuto diretto di nessuno il mondo intero. Magari sull’onda di un ricordo del passato fatto di gloria e di onori.
Non vuole essere questa una critica per facilitare il no, ma la pura e semplice verità. Che è applicabile perfino a noi italiani con ogni tanto la voglia di levarci dall’Europa per i troppi vincoli: ce la potremmo fare a fronteggiare il mondo intero da soli?
Il no alla Brexit non cambierebbe nulla.
O quasi.
Perché se vincesse, ci sarebbe per i mercati mondiali la consapevolezza che l’Europa per come la si conosce non è quell’insieme di coesione tanto vantato, ma solo un palazzo con tante bandiere che al suo interno ha della gente che conta pochissimo. In più da Bruxelles e Strasburgo dovrebbero inventarsi qualcosa che valorizzi l’esserci, piuttosto che il contrario, dentro l’Unione.
A conti fatti, il danno è servito. Se il Regno Unito esce, l’Europa deve rimboccarsi le maniche se non pari più dell’Inghilterra, tanto per l’economia quanto per la coesione interna. Se il Regno Unito rimane, la sua gente dovrà digerire la sconfitta, e mentre digerisce magari avrà a schifo tutti gli europei. In più, nel mondo, non si crederà ad una Europa unita, ma a qualcos’altro da definire.

Naturalmente le due parti non sono delle sprovvedute. E per tirare avanti il carrozzone sfodereranno le armi migliori, tenute da parte per le occasioni straordinarie.

Io personalmente credo ad un’Europa come ad un’occasione, non un peso. Un peso per certi versi e per alcuni lo può essere, è innegabile.
Ma per il resto: perché non esserci? E’ lo stesso motivo per cui assaggiare un piatto nuovo non vuol dire rinnegare tutte le proprie preferenze: può essere qualcosa in aggiunta.