Adesso perfino la gente…

… comune dovrà stare attenta ai propri bagagli. Perché laddove il terrorismo ha creato la malapianta del sospetto e della paura la polizia vieterà l’utilizzo delle borse e degli zaini fino ad ottobre in Francia.
Già c’era il fatto dei bagagli incustoditi da far controllare alla polizia. Adesso si aggiunge l’aggravante che il bagaglio sarà vietato assolutamente. La domanda è: come farà la gente a portarsi dietro le cose più importanti durante la propria giornata?
Si potrebbe fare in modo che la gente abbia di contraccambio dei bagagli trasparenti quando è impossibile avere il proprio bagaglio quotidiano. Ma ci vorrebbe una unità di polizia per ogni luogo e far cambiare a tutti quanti dal coperto al trasparente. Adesso la domanda è un’altra: chi le paga le borse trasparenti?

Io non potrei mai andare in Francia…

C’è paura nell’aria. E poi…

… non si capisce se gli attentati che capitano nel mondo sono opera dell’Isis oppure vengono rivendicati tali ma l’Isis autentico non ci ha messo mano assolutamente. Se ci fosse un metro di riconoscimento sarebbe bello: basta misurare e tutto è sotto controllo. Ma purtroppo o per fortuna ogni singolo paese è in mano alla propria intelligence.

C’è chi dice – e sto parlando di Beppe Severgnini su Corriere.it – che alle vacanze non bisogna rinunciare. Doppiamente mi unisco a lui: da una parte per fare in modo che il singolo possa avere il suo meritato riposo – al mare o altrove poco cambia, visto che la cosa importante è ricaricare le batterie, dall’altra perché il mondo non si può fermare, cioè ci si deve in modo assoluto dimenticare, per la maggiore, che l’Isis può colpire. Se ci si mettesse a fare troppi distinguo ci si sentirebbe in trappola perfino a casa propria. E questa non può essere una cosa che porta ad una vita “normale” tale da far capire all’Isis che non fa paura alla gente del mondo.
Uno ci pensa poco, ma il terrorismo è tale perché instilla terrore alla gente. Quindi se la gente non ha terrore del terrorismo, questo perde la sua funzione primaria, cioè togliere sicurezza.

Come per Nizza, i legami…

… con l’Isis in Germania sono incerti. Ma anche fosse, si tratta di una strategia che l’Isis ha pianificato attentamente? Nel senso: dopo i veri attentati ci si affida alla palude della Rete per scatenare panico tra la gente sfruttando persone il cui unico difetto è magari di sentirsi sole e senza una appartenenza?
L’Isis in questo caso può essere quell’ombrello sotto cui ripararsi quando la pioggia della solitudine e dell’incomprensione cade implacabile sopra la propria persona. Naturalmente annessi e connessi che un poveraccio, mi si passi il termine, non guarderebbe nemmeno, con la speranza di diventare qualcuno di famoso per la battaglia che lo Stato Islamico sta portando avanti.
Di chi la colpa di tutto questo? Dei governi? Forse, ma sempre e comunque c’è in corso la battaglia per estirpare il male della “povertà” a 360 gradi dai propri stati. Della gente? Di certo lei non si sentirebbe la colpa di non fare beneficenza, perché quando può cerca di fare qualcosa per i propri vicini di casa disadattati, mi si passi il termine, o porta un pacco di farina, o quant’altro, ad una persona che non ce la fa ad arrivare a fine mese.
Si potrebbe ipotizzare anche una colpa di Internet stessa perché non “bonifica” certe zone grigie dove prolifera tanta povertà mentale e tanta solitudine. Ma sempre e comunque bisogna stare attenti che la paura dell’Isis non dilaghi a macchia d’olio quando c’è soltanto l’azione di una disperato che cerca il famoso quarto d’ora di Andy Wahrol.

Non ci si meravigli se una suora si è messa a fare il suo “lavoro” di religiosa portando conforto a chi ne ha bisogno all’interno di Facebook e dei social…

Siamo passati agli ottavi…

… del campionato Europeo.
Adesso vincere diventa la prerogativa massima. Non si può più sbagliare.
Rimane il fatto che questo torneo, più di altri, è maledetto. Ma adesso la cosa importante è dimostrare che lo sport è l’arma contro tutte le guerre. Che è meglio contendersi la situazione su un campo con delle regole certe e con un meccanismo di gioco che non ammette obiezioni.
Dispiace dirlo ma a scanso di altri attacchi da scongiurare – e bisogna ringraziare l’intelligence in generale con la sua azione repressiva e bonificatrice – l’Isis non ha vinto. Perché molto probabilmente tra i suoi propositi c’era quello di far saltare in aria, più o meno letteralmente, tutto l’Europeo quale simbolo della pace sportiva di tutti i paesi della Unione.
I giocatori hanno continuato e stanno continuando a giocare in nome dello sport. E del fatto che più si crea paura nell’uomo più si da a sua insaputa a quell’uomo la possibilità di mostrare che quella paura lo fa crescere, lo fa migliorare.
Si dovrebbe dare il Nobel per la pace al calcio perché in un momento tanto delicato non ci si è arresi di fronte alle minacce di quel terrorismo chiamato Isis. Si è combattuto e si combatte a colpi di intelligence e di polizia per garantire alle gente comune fuori gli stadi, e anche dentro gli stadi, il godimento di una occasione sportiva che per alcuni è solo una notizia da trattare come tante altre, mentre per molti è il coronamento della propria passione. E per questi ultimi non si può che avere il massimo rispetto.

Per gli altri pure?