Si può forse negare che…

… l’estate è la stagione del caldo? Si può forse negare che durante l’estate si possano trovare degli incendi senza stare troppo a perdersi in dolosi e colposi? La risposta è no. Ma questo no nasce non solo dall’impossibilità di negare l’evidenza. Il no è la risposta che stasera porta a scrivere non al fuoco o al caldo, ma all’estate, che è la stagione preferita di chi lavora nel turismo visto che d’estate la gente lavoratrice si guadagna il suo pane.

Cara estate,
chi ti parla è una persona che oltre a scrivere queste righe trova nella tua ricchezza di libertà e di riposo per la gente il suo sostentamento. Io ti ringrazio dal profondo del mio cuore. Davvero. Ma ti devo fare una leggera critica. Da qualche parte nel mondo la gente soffre per il tuo eccessivo calore. E chi governa qui sulla terra alle volte non sa dove sbattere la testa per tutelare la propria gente dalla tua potenza. Facciamo una cosa, se possibile: tu ci metti tutto il tuo impegno a rispettare l’impegno di fare la stagione del caldo e della crescita delle piante e della rigenerazione del pianeta, ma cerca di trovare una mezza misura con gli eventi atmosferici a cui tu fai capo. Della serie: va bene far piovere, ma non scatenare dei nubifragi che fanno più male che bene rispetto alla forza benefica della pioggia sull’aria e sulle piante. E soprattutto: se ci deve essere il sole per far andare la gente sulle spiagge e per farla vivere la propria vacanza, datti una regolata e non far affogare le persone dal caldo.
Lo so che i governanti della terra fanno la loro parte per amplificare il tuo potere quando magari tu faresti solo un leggerissimo riscaldamento del pianeta. Dacci lo stesso una mano a non fare troppi danni.
Con calore
Matteo

L’Italia piange…

…ma non lacrime, altrimenti i problemi sarebbero risolti.
Ebbene si: siamo ritornati a rischio acqua. Nel senso che il sole prolungato e il caldo davvero poco tollerabile stanno prosciugando i fiumi e i laghi.
Non si può negare che l’Italia è un paese sole-dipendente, visto che il turismo marittimo e ambientale, nel senso delle montagne e delle campagne oltre al mare e alle spiagge, campa sul fatto che il sole splenda e che la pioggia sia ben distante e meno intensa possibile. Ma la questione è che non solo la flora risente della mancanza di pioggia, ma anche le persone che vivono la loro vita quotidiana.
Detto più semplicemente: non si può campare con l’aria condizionata accesa praticamente ventiquattr’ore lasciando stare gli esercizi commerciali, in special modo quelli che non possono evitare una macerazione della propria merce.
Non si sa fino a che punto il paese possa reggere una mancanza idrica che alcuni siti di informazione iniziano a documentare qua e la nello stivale. Una cosa però è certa: bisogna fare una corale danza della pioggia. Che non è solo una comune preghiera per far piovere: l’acqua se non la puoi ricevere dal cielo devi fare in modo che la gente sia educata a non farla sparire da sotto la terra.
Un buon paese, uno stato che può vantare dei cittadini ottimizzati e una cultura della sopravvivenza funzionale al buon proseguimento della vita deve anche passare da un protocollo dell’utilizzo delle risorse idriche di tutto il paese. Della serie: invece di innaffiare il giardino tre volte al giorno, se necessario far capire al singolo privato che un giardino meno rigoglioso ma l’acqua nei tubi della rete idrica è un punto di vantaggio rispetto a una situazione in cui tutti guardano solo il proprio e nessuno guarda il comune, che serve tutti lo stesso. Per non parlare dell’acqua che in casi di emergenza servirebbe a spegnere incendi con le forze dei vigili del fuoco.

Si può fare al mondo la doccia a secco?