Un uomo che tranquillamente si può…

… chiamare mito. Un personaggio che si può tranquillamente chiamare maschera moderna della commedia italiana. Si parla di Fantozzi. Il ragioniere Ugo che ha rappresentato un periodo della storia italiana in cui si lavorava per avere le cariche dirigenziali e la delocalizzazione e la globalizzazione ancora non esistevano. Le quali hanno spazzato via tutto e hanno detto al mondo che quel momento della storia occupazionale italiana aveva trovato la sua fine.
Paolo Villaggio è stato il comico, anche se chiamarlo in questo modo è molto riduttivo, che ha portato alla ribalta la gente semplice, che lotta contro tutto e contro tutti per sopravvivere e cercare di vivere la propria vita semplicemente, con una moglie e qualche figlio. E perché no anche un nipotino o una nipotina. A lui la lettera di oggi.
Caro Paolo,
o forse dovrei chiamarti Ugo? Comunque carissimo,
di quel poco di coscienza televisiva che ho avuto, passando dall’adolescenza al periodo in cui sei più presente mentalmente, ho visto te tra teche e lavoro effettivo. Di te ricordo quando raccontasti che Concita de Gregorio, allora direttore del quotidiano “L’Unità”, ti propose di fare l’editorialista sul quotidiano che dirigeva. Ho di te anche un ricordo vago di editorialista del quotidiano “L’indipendente”. Questo per dire che chiamarti comico è troppo poco. Hai anche fatto lo scrittore di libri. Insomma non sei stato sugli allori di una figura che indubbiamente ti ha riempito la vita. Io a te vorrei dire grazie. Di tutto e di più. Di quello che a me personalmente mi hai regalato. Le risate che grazie a te sono riuscito a farmi. Le riflessioni che ho potuto fare sulla vita e su quello che uno è obbligato, se cosi si può dire, a sopportare. Nel bene e nel male. Hai donato al mondo un personaggio che oltre a me ha dato tanto anche ad altri. E quindi non ti puoi sentire una persona che nella vita non ha concluso niente. Tu hai fatto molto. Stai tranquillo, se ci fosse bisogno che io te lo debba dire. Nel frattempo di dico ancora grazie. E stammi bene da quel Padreterno che hai già incontrato tante volte nei tuoi film.
Tuo amichevolmente
Matteo

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Mi è stato chiesto…

… cosa penso io degli inglesi. E ben volentieri rispondo…
Principalmente sono delle persone ragionevoli. Perché a leggere il sito de “La Stampa” di oggi, in questa notizia, hanno capito la cosa che ho sempre detto. Cioè che l’Europa è una occasione da sfruttare. Non secondo quello che si può configurare come uno sfruttamento intensivo. Ma detto molto più semplicemente: gli obblighi se non leggermente maggiori sono pari ai vantaggi che non si avrebbero continuando a vivere in un passato si glorioso ma inadeguato ad un presente galoppante.
Mettersi a sfidare il globo senza reti di protezione è come fare il trapezzista per la prima volta senza sicurezze per la propria incolumità.
Se ci si pensa un attimo è una legge di mercato oltre che di natura che ci si unisca da singoli in un fronte comune per affrontare le sfide quotidiane. E la Gran Bretagna, prima di questo sfiorato, è proprio il caso di dirlo, 51% di uscita dalla Ue, aveva capito che tipo di affare sarebbe stato avere al proprio fianco tutti riuniti insieme i paesi del Vecchio Continente.

Molto probabilmente un loquace economista avrà fatto capire agli inglesi che guaio stanno correndo nel non essere dentro la Ue.
Adesso la parola al Parlamento inglese per decidere sul prossimo referendum…

Per tutti quelli che volessero sapere come sono le procedure di uscita dalla UE ecco provvidenziale la pagina Wikipedia che descrive le tappe del distacco.