L’Italia piange…

…ma non lacrime, altrimenti i problemi sarebbero risolti.
Ebbene si: siamo ritornati a rischio acqua. Nel senso che il sole prolungato e il caldo davvero poco tollerabile stanno prosciugando i fiumi e i laghi.
Non si può negare che l’Italia è un paese sole-dipendente, visto che il turismo marittimo e ambientale, nel senso delle montagne e delle campagne oltre al mare e alle spiagge, campa sul fatto che il sole splenda e che la pioggia sia ben distante e meno intensa possibile. Ma la questione è che non solo la flora risente della mancanza di pioggia, ma anche le persone che vivono la loro vita quotidiana.
Detto più semplicemente: non si può campare con l’aria condizionata accesa praticamente ventiquattr’ore lasciando stare gli esercizi commerciali, in special modo quelli che non possono evitare una macerazione della propria merce.
Non si sa fino a che punto il paese possa reggere una mancanza idrica che alcuni siti di informazione iniziano a documentare qua e la nello stivale. Una cosa però è certa: bisogna fare una corale danza della pioggia. Che non è solo una comune preghiera per far piovere: l’acqua se non la puoi ricevere dal cielo devi fare in modo che la gente sia educata a non farla sparire da sotto la terra.
Un buon paese, uno stato che può vantare dei cittadini ottimizzati e una cultura della sopravvivenza funzionale al buon proseguimento della vita deve anche passare da un protocollo dell’utilizzo delle risorse idriche di tutto il paese. Della serie: invece di innaffiare il giardino tre volte al giorno, se necessario far capire al singolo privato che un giardino meno rigoglioso ma l’acqua nei tubi della rete idrica è un punto di vantaggio rispetto a una situazione in cui tutti guardano solo il proprio e nessuno guarda il comune, che serve tutti lo stesso. Per non parlare dell’acqua che in casi di emergenza servirebbe a spegnere incendi con le forze dei vigili del fuoco.

Si può fare al mondo la doccia a secco?

Mi è stato chiesto…

… cosa penso io degli inglesi. E ben volentieri rispondo…
Principalmente sono delle persone ragionevoli. Perché a leggere il sito de “La Stampa” di oggi, in questa notizia, hanno capito la cosa che ho sempre detto. Cioè che l’Europa è una occasione da sfruttare. Non secondo quello che si può configurare come uno sfruttamento intensivo. Ma detto molto più semplicemente: gli obblighi se non leggermente maggiori sono pari ai vantaggi che non si avrebbero continuando a vivere in un passato si glorioso ma inadeguato ad un presente galoppante.
Mettersi a sfidare il globo senza reti di protezione è come fare il trapezzista per la prima volta senza sicurezze per la propria incolumità.
Se ci si pensa un attimo è una legge di mercato oltre che di natura che ci si unisca da singoli in un fronte comune per affrontare le sfide quotidiane. E la Gran Bretagna, prima di questo sfiorato, è proprio il caso di dirlo, 51% di uscita dalla Ue, aveva capito che tipo di affare sarebbe stato avere al proprio fianco tutti riuniti insieme i paesi del Vecchio Continente.

Molto probabilmente un loquace economista avrà fatto capire agli inglesi che guaio stanno correndo nel non essere dentro la Ue.
Adesso la parola al Parlamento inglese per decidere sul prossimo referendum…

Per tutti quelli che volessero sapere come sono le procedure di uscita dalla UE ecco provvidenziale la pagina Wikipedia che descrive le tappe del distacco.