Il Premio Strega, come…

… tutti gli anni, è un appuntamento importante per tutti quelli che per sopravvivenza spicciola o mentale si aspettano da un libro la vita.
Stavolta, secondo la cronaca che riporta L’Huffington Post, non si è trattato di una grande occasione. Soprattutto per il fatto che la location è stata spostata dal Ninfeo di Valle Giulia all’Auditorium Parco della Musica di Roma, proprio la struttura ideata da Renzo Piano.
Chi ha vinto? Il libro “La scuola Cattolica” di Edoardo Albinati.
Sinceramente non saprei se consigliarlo a quei pochi che leggono queste righe e magari si deliziano di un buon libro sotto il sole all’ombrellone sulla spiaggia o sui verdi prati delle montagne.
Però un consiglio mi sento di darvelo: buttate gli occhi su un libro, ogni tanto.
Naturalmente questo consiglio vale per quelli che leggono a mala pena queste righe…
Voi non avete idea di quanto la mente si rinfreschi nel conoscere una storia che non è quella della propria vita di tutti i giorni.

Per tutti quelli che leggono e non sanno cosa leggere questa estate: rileggete un vostro vecchio libro. Potrete trovarci qualcosa che magari avete dimenticato…

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La notizia di per sé…

… ha un che di strano. Soprattutto perché la scuola la si è conosciuta quando la tecnologia aveva qualche passo in meno.
Sembrerebbe che a scuola ci sia il divieto di utilizzare il cellulare, in particolare quello che hanno tutti in dotazione: lo smartphone.
Lancio una proposta: da parte degli studenti ci deve essere un codice deontologico per la categoria dello studente. Cioè si adottano delle linee di comportamento quando si è a scuola tanto durante il tempo libero dallo studio, quanto durante compiti in classe e interrogazioni.
Perché di per sé non c’è nulla di sbagliato nell’utilizzo di un oggetto, se l’utilizzo è virtuoso. Se non lo è, si può demonizzare a più non posso. Ma sempre restando all’interno del concepibile.
Un insegnante, per dirla più semplicemente, ha tutto il diritto di lamentarsi dei cellulari. Ma non la può fare più grande di quanto la cosa sia in realtà.
Una persona oggigiorno non può non fare affidamento sui propri contatti internettiani e chattistici. Un buon educatore non può, accennando un flebile non deve, prescindere dalla sfera privata di un alunno. Ma dall’altra parte ci deve essere un sistema di autocontrollo studentesco, una maturità tecnologica che abbia al suo interno anche il rispetto per l’istituzione scolastica. Che deve, è bene sottolinearlo, formare i nuovi cittadini del paese non soltanto riempiendoli di nozioni. Non soltanto facendogli imparare a memoria la lezione…

Un buon cittadino moderno, per non dire contemporaneo, non può non prescindere dalla capacità di utilizzare i mezzi tecnologici tanto lavorativamente quanto privatamente e pubblicamente.
La scuola dovrebbe insegnare non soltanto che due più de fa quattro e che Garibaldi era l’eroe dei due mondi, ma anche a fare buon e ci aggiungo virtuoso uso della tecnologia.