E siamo arrivati alla fine…

… di questa stagione bloggereggia.
E’ stato un piacere stare con voi, tanto qui sopra quanto sui social che vedono rilanciato questo lavoro di blogger.
Da domani ritornerà la blogosfera invernale. Con il racconto mensile, il giornale e tutto il resto.

Forse qualche novità?
Forse. Non resta che aspettare e vedere domani.

Con tanti ringraziamenti per la vostra compagnia,

Un saluto alla prossima estate!

Mastroblogger

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Si scatena la forza…

… dei social da parte delle sapienti mani di Enrico Mentana. Che ha creato una parola abbastanza rivoluzionaria per la l’utilizzo e la praticità: webete.
E’ una parola che nasce dalla crasi tra ‘web‘ e ‘ebete’. E ha il potere di etichettare qualcuno come soggetto incapace di argomentare qualcosa di serio.
Naturalmente ci vorrà un intervento, come paventato da qualcuno, dell’Accademia della Crusca per dare una forma concreta all’utilizzo di questa nuova parola. Ma di per se Mentana ha fatto un servizio alla Rete tutta, dando in uso questa parola per conversazioni che altrimenti si perderebbero in repliche e controrepliche solo per stabilizzare la situazione della discussione.
Il dubbio adesso è se considerarlo un insulto passibile di querela o delinearlo come ‘una cosa della Rete’ in tutto e per tutto. Perché da questo momento in poi, credo, l’utilizzo sarà davvero sconfinato.

A quando una Crusca della Rete oltre Wikipedia?

Sarà il momento per…

… le donne diacono?
Da una parte si, dall’altra ovviamente no.
Per la parte positiva ci sarebbe un doveroso svecchiamento e de-maschilimento, mi si passi il termine, della Chiesa tutta. Soprattutto per il fatto che in altre chiese e in altre religioni le donne non hanno solo una parte, se cosi si può dire, accessoria. La donna ha una testa come un uomo. E certe volte ha più comprensione di un uomo. Quindi perché no alle donne nelle gerarchie della Chiesa Cattolica?
Per il resto, serve ancora da parte del mondo una comprensione più aperta. E non sto parlando del maschilismo imperante, ma del fatto che la donna ancora oggi viene considerata un oggetto come tanti altri soprammobili della casa in cui si abita. Prima di far diventare diacono una donna, ci vorrebbe che alcuni uomini diventassero civili. E che non vedessero nelle donne un possibile possesso personale per scopi sessuali o nervosi.
Per il resto, se conta qualcosa la mia opinione, non c’è nulla di sbagliato in una donna diacono. A patto che i seminari di formazione religiosa facciano una dovuta riforma del loro modo di insegnare, non solo aperto alle donne, ma a tutti i cambiamenti che la società ha adottato e che per un religioso topo di biblioteca sono totalmente estranei.
In una parola: vogliamo parlare delle religiose e di alcuni religiosi che fanno la loro opera di assistenza spirituale tramite i social su internet?

Come per Nizza, i legami…

… con l’Isis in Germania sono incerti. Ma anche fosse, si tratta di una strategia che l’Isis ha pianificato attentamente? Nel senso: dopo i veri attentati ci si affida alla palude della Rete per scatenare panico tra la gente sfruttando persone il cui unico difetto è magari di sentirsi sole e senza una appartenenza?
L’Isis in questo caso può essere quell’ombrello sotto cui ripararsi quando la pioggia della solitudine e dell’incomprensione cade implacabile sopra la propria persona. Naturalmente annessi e connessi che un poveraccio, mi si passi il termine, non guarderebbe nemmeno, con la speranza di diventare qualcuno di famoso per la battaglia che lo Stato Islamico sta portando avanti.
Di chi la colpa di tutto questo? Dei governi? Forse, ma sempre e comunque c’è in corso la battaglia per estirpare il male della “povertà” a 360 gradi dai propri stati. Della gente? Di certo lei non si sentirebbe la colpa di non fare beneficenza, perché quando può cerca di fare qualcosa per i propri vicini di casa disadattati, mi si passi il termine, o porta un pacco di farina, o quant’altro, ad una persona che non ce la fa ad arrivare a fine mese.
Si potrebbe ipotizzare anche una colpa di Internet stessa perché non “bonifica” certe zone grigie dove prolifera tanta povertà mentale e tanta solitudine. Ma sempre e comunque bisogna stare attenti che la paura dell’Isis non dilaghi a macchia d’olio quando c’è soltanto l’azione di una disperato che cerca il famoso quarto d’ora di Andy Wahrol.

Non ci si meravigli se una suora si è messa a fare il suo “lavoro” di religiosa portando conforto a chi ne ha bisogno all’interno di Facebook e dei social…

La risposta di oggi…

Facebook

Qual’è la domanda?