L’Italia piange…

…ma non lacrime, altrimenti i problemi sarebbero risolti.
Ebbene si: siamo ritornati a rischio acqua. Nel senso che il sole prolungato e il caldo davvero poco tollerabile stanno prosciugando i fiumi e i laghi.
Non si può negare che l’Italia è un paese sole-dipendente, visto che il turismo marittimo e ambientale, nel senso delle montagne e delle campagne oltre al mare e alle spiagge, campa sul fatto che il sole splenda e che la pioggia sia ben distante e meno intensa possibile. Ma la questione è che non solo la flora risente della mancanza di pioggia, ma anche le persone che vivono la loro vita quotidiana.
Detto più semplicemente: non si può campare con l’aria condizionata accesa praticamente ventiquattr’ore lasciando stare gli esercizi commerciali, in special modo quelli che non possono evitare una macerazione della propria merce.
Non si sa fino a che punto il paese possa reggere una mancanza idrica che alcuni siti di informazione iniziano a documentare qua e la nello stivale. Una cosa però è certa: bisogna fare una corale danza della pioggia. Che non è solo una comune preghiera per far piovere: l’acqua se non la puoi ricevere dal cielo devi fare in modo che la gente sia educata a non farla sparire da sotto la terra.
Un buon paese, uno stato che può vantare dei cittadini ottimizzati e una cultura della sopravvivenza funzionale al buon proseguimento della vita deve anche passare da un protocollo dell’utilizzo delle risorse idriche di tutto il paese. Della serie: invece di innaffiare il giardino tre volte al giorno, se necessario far capire al singolo privato che un giardino meno rigoglioso ma l’acqua nei tubi della rete idrica è un punto di vantaggio rispetto a una situazione in cui tutti guardano solo il proprio e nessuno guarda il comune, che serve tutti lo stesso. Per non parlare dell’acqua che in casi di emergenza servirebbe a spegnere incendi con le forze dei vigili del fuoco.

Si può fare al mondo la doccia a secco?

Verrebbe da piangere…

… per la morte di Muhammad Ali, il grande Cassius Clay, ma quando vedi nella pagina Youtube lo sketch di Gigi Proietti del vecchietto delle favole non puoi non aprirlo e farti una sana risata.

Non vuol dire che davanti alla morte bisogna ridere. La morte è una cosa seria. Soprattutto la morte di un vero combattente dentro e fuori il ring.
Lui ha rappresentato una grande icona del secolo scorso. E come ha detto Paolo Giordano de “Il Giornale” sul suo profilo Twitter, si spengono le vecchie icone ma non si accendono quelle nuove.

Siamo proprio sicuri che le nuove icone non esistono? Magari sono perse nella quotidianità che un bravo cronista come Giordano vede ma non riesce a scorgere.
Altrimenti: fatevi avanti nuove icone, e unitevi a quelle che ancora splendono!

Magari Proietti è una di quelle che ancora splendono…