In questo momento…

… la Brexit ha trovato attorno a se molta più attenzione di quanto ci si sarebbe aspettato. In parte perché non si credeva che la Brexit avrebbe vinto: una logica sotto un certo aspetto comprensibile non pensava che i cittadini della Gran Bretagna, presi tutti insieme, avrebbero fatto i bagagli da Bruxelles e Strasburgo dicendo ‘ciao ciao, ognuno per se’.
Adesso il fermento è forte. La gente è come se avesse sentito un terremoto molto forte, ma senza aver visto crepe nei muri o case crollate. Il terremoto è esperienza collettiva, ma i danni non si sono ancora visti. Perché più o meno questa è la situazione: prima che succeda, con la certezza che in un modo o nell’altro succeda, le regole del gioco per un grande insieme di persone stanno cambiando, e con esse parte delle regole, quasi indirettamente, di tutti gli altri.
Girovagando per i siti di informazione, qualcuno ha messo in cima al rullo delle notizie il pentimento di alcuni fermissimi sostenitori della Brexit. Ma serve a poco. E il motivo è che si può legittimamente seguire chi dice che ognun per sé è meglio. Ma poi a chi segue gli si deve spiegare che quando ti affacci al mondo reale, pieno di difficoltà e soprattutto con i problemi del garantire alla tua gente ciò che gli serve per vivere correttamente, devi avere le spalle larghe abbastanza. Altrimenti sei un morto che cammina.
E’ come la vita in famiglia. Se in una casa ci sono solo due persone quelle persone fanno per due, e con un poco di sforzo fanno per tre. Ma se sei solo, fai da solo. E se sei solo non puoi fare per due o per tre come alle volte è necessario. Puoi fare solo per uno, al massimo per uno e mezzo. Cioè non è sufficiente.

Se qualcuno può convincere ad un referendum di rettifica lo faccia. Prima che sia troppo tardi…

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E’ un po’ sparare sulla…

… croce rossa, ma in senso negativo, fare del commento sul voto dei ballottaggi di ieri. Perché lo fanno tutti.
Ma ci si può provare…
Innanzitutto non si può prescindere dalla vittoria-sconfitta del voto di Roma. Perché da una parte Renzi ha perso, e che perdita, con il suo candidato Giachetti. Ma dall’altra ha vinto, perché adesso il lavoro sporco se lo beccano tutto il M5S e i suoi chiamiamoli ‘soci’.
Lo si può dire meglio: se da una parte Renzi deve assorbire un duro, forse troppo duro, colpo alla sua leadership politica con la sconfitta del suo candidato, oltre a tutte le altre sconfitte, dall’altra può tranquillamente dormire su due guanciali. Perché la gatta da pelare maggiore, anzi le gatte di Torino con la TAV e di Roma con Mafia Capitale e con i vari dissesti, senza dimenticare che dopo Ignazio Marino c’è stato un commissariamento, adesso se le prende il gruppo degli uomini che rispondono al grido di ‘onestà’.
E bisogna vedere se saranno abbastanza integri da sopportare i venti incrociati che soffiano implacabili all’interno di quei campi di gioco.
Si può certamente dover prendere dei tranquillanti, perché i sindaci vincenti potrebbero fare quello che altri sindaci non avrebbero potuto fare dato che tutti abbiamo una famiglia da sfamare e certe scelte magari ci pensi due volte prima di farle. Quindi viene difficile pensare che la spinta vitale di un sindaco sia eterna. Viene difficile non avere un certo grado di stizza nel sentire le parole altisonanti di rinnovamento e di cambiamento in realtà politiche dove esiste l’effetto gattopardo, dove tutto cambia perché nulla cambi.
Per il resto, come ha detto Mentana stamattina su RDS, la destra ha perso se stessa nel suo terreno di gioco maggiore, cioè il nord.
Si sta assistendo alla riorganizzazione della destra, cioè si vuole far vedere alla propria gente come è meglio essere di destra quando la sinistra sul campo non fa altro che cavolate?

A parte tutto, la speranza è che in qualcosa, anche se non tutto, riescano, questi nuovi sindaci targati M5S.
E che riescano a dare a chi viene dopo di noi, che è il soggetto più importante, un sistema e un mondo migliore.
In bocca al lupo, perché voi 5 Stelle ne avete bisogno.
Tanto…

La domanda di oggi…

Chi vince la carica di sindaco stasera vince veramente?

Molto probabilmente…

… questo Europeo di calcio spiritosamente verrà ricordato per la macchietta di Cristiano Ronaldo, il famoso CR7, sulla sua divisa simile a quella delle hostess Alitalia e sull’episodio del capitano dell’Islanda che lo rincorre per avere la maglia di ricordo.
Invece non spiritosamente ma molto seriamente e assai tristemente verrà segnato nei libri di storia per i morti e i numerosissimi feriti che la polizia in Francia ha dovuto gestire per mantenere l’ordine.
A memoria di chi vi sta scrivendo, non si ricorda una situazione di torneo calcistico dove la violenza nelle strade fuori dagli stadi ha imperversato tanto violentemente, mi si scusi il gioco di parole.
La domanda di ieri rimarca molto quello che sto per dirvi. Perché chiunque sia il vincitore, e di correlato non si può che diffondere un “Che vinca il migliore!”, dovrà portare il peso di aver sbaragliato gli avversari europei sopra uno strato di tifosi violenti e di attentatori, con la speranza che questi ultimi non si attivino assolutamente, che imperversano in tutta la Francia.
Naturalmente non si può fare di tutta l’erba un fascio. Perché sicuramente esistono tifosi che fanno solo il tifo e non hanno nessuna intenzione violenta. Solo che come tutte le volte si paga per il discolo del gruppo tutti quanti.
E’ brutto, ma è cosi.

A parte tutto l’Italia, nelle sapienti mani dello stregone Antonio Conte, continua a far sognare e sperare nella vittoria. E questo è davvero bello. Perché tutto un paese vive l’emozione di una scalata verso le vette della vittoria, assolutamente non scontata e tutta da faticare, grazie ad un uomo che ha dovuto raccattare, è proprio il caso di dirlo, un gruppo completamente disorganizzato e ridargli tono e nervo.
Credo di poter affermare, a nome di molti italiani, che si può ringraziare Antonio Conte di starci facendo sognare. Di averci ridato una squadra italiana degna di essere guardata, di essere tifata. In una parola: di essere amata.
Grazie Antonio…

Si parte dalla domanda…

… di oggi. La domanda di oggi…
E poi non si può evitare di dire che essendoci il ballottaggio un candidato vince solo dopo che, passate le due settimane in cui ci si deve spremere per convincere tutto l’elettorato, si vince la seconda volta.
Non tutti possono accedere al ballottaggio, cioè solo i due con il più alto risultato di votazione.
E tutti gli altri? Sono quelli che possono dire, più o meno, che hanno raggiunto un risultato magari non nella totalità ma nel proprio piccolo. Per esempio Giorgia Meloni, supportata da Salvini, ha fatto un risultato davvero ragguardevole. Il tutto a dire tre considerazioni:

  1. la destra italiana ha perso la possibilità di essere nella capitale perché fin dall’inizio non ha saputo essere compatta e dare al proprio elettorato una direzione e un uomo, o una donna come in questo caso, da votare – anche se ha avuto successo a Milano ma si tratta della battaglia rispetto alla guerra;
  2. La sinistra non può dire di aver vinto, pur avendo dato ai ballottaggi i propri candidati, perché adesso deve fare la cosa più faticosa possibile: convincere chi ha votato altro rispetto a lei che lei è la migliore scelta – e questo è davvero un vero e proprio “lavoro”;
  3. Il Movimento 5 Stelle ha si la capitale, ma se si doveva trattare di una guerra contro la politica italiana la guerra è assolutamente persa visto che la primazia la si conta nello spicciolame dei piccoli comuni, e quindi non c’è stata capacità di convincere fino nel profondo la popolazione italiana (praticamente ci si è radunati tra i propri).

Si spera che non ci sia scontatezza nei ballottaggi. Cioè: largo al sensazionalismo!

La domanda di oggi…

Un candidato che vince, vince veramente?