Si scatena la forza…

… dei social da parte delle sapienti mani di Enrico Mentana. Che ha creato una parola abbastanza rivoluzionaria per la l’utilizzo e la praticità: webete.
E’ una parola che nasce dalla crasi tra ‘web‘ e ‘ebete’. E ha il potere di etichettare qualcuno come soggetto incapace di argomentare qualcosa di serio.
Naturalmente ci vorrà un intervento, come paventato da qualcuno, dell’Accademia della Crusca per dare una forma concreta all’utilizzo di questa nuova parola. Ma di per se Mentana ha fatto un servizio alla Rete tutta, dando in uso questa parola per conversazioni che altrimenti si perderebbero in repliche e controrepliche solo per stabilizzare la situazione della discussione.
Il dubbio adesso è se considerarlo un insulto passibile di querela o delinearlo come ‘una cosa della Rete’ in tutto e per tutto. Perché da questo momento in poi, credo, l’utilizzo sarà davvero sconfinato.

A quando una Crusca della Rete oltre Wikipedia?

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I “Segni di Gusto”…

(vedi video) sono una simpatica invenzione di Chef Rubio (all’Anagrafe Gabriele Rubini scheda Wikipedia), cuoco – con la speranza che questa nomea non lo offenda – che è famoso alle cronache televisive per aver fatto parte del programma “Unti e bisunti” sul canale DMax.
In pratica si tratta di una serie di ricette della cucina italiana in cui il nostro chef dialoga con il pubblico. Ma non un pubblico qualsiasi e non nella lingua italiana corrente: sono ricette per sordomuti in linguaggio dei segni.
Si può non essere riconoscenti per questo progetto? Naturalmente non c’è da credere al fatto che si tratti di una novità, perché allora bisognerebbe gridare allo scandalo di non dare una attenzione culinaria a delle persone che fanno parte della società come tutti gli altri. E come tutti gli altri, già il tg lo possono seguire, hanno il diritto di poter godere della loro ricetta del giorno in televisione.

Chissà se si vedrà mai una rubrica a “La Prova del Cuoco” interamente per sordomuti, non soltanto con i sottotitoli…

Mi è stato chiesto…

… cosa penso io degli inglesi. E ben volentieri rispondo…
Principalmente sono delle persone ragionevoli. Perché a leggere il sito de “La Stampa” di oggi, in questa notizia, hanno capito la cosa che ho sempre detto. Cioè che l’Europa è una occasione da sfruttare. Non secondo quello che si può configurare come uno sfruttamento intensivo. Ma detto molto più semplicemente: gli obblighi se non leggermente maggiori sono pari ai vantaggi che non si avrebbero continuando a vivere in un passato si glorioso ma inadeguato ad un presente galoppante.
Mettersi a sfidare il globo senza reti di protezione è come fare il trapezzista per la prima volta senza sicurezze per la propria incolumità.
Se ci si pensa un attimo è una legge di mercato oltre che di natura che ci si unisca da singoli in un fronte comune per affrontare le sfide quotidiane. E la Gran Bretagna, prima di questo sfiorato, è proprio il caso di dirlo, 51% di uscita dalla Ue, aveva capito che tipo di affare sarebbe stato avere al proprio fianco tutti riuniti insieme i paesi del Vecchio Continente.

Molto probabilmente un loquace economista avrà fatto capire agli inglesi che guaio stanno correndo nel non essere dentro la Ue.
Adesso la parola al Parlamento inglese per decidere sul prossimo referendum…

Per tutti quelli che volessero sapere come sono le procedure di uscita dalla UE ecco provvidenziale la pagina Wikipedia che descrive le tappe del distacco.